Atti degli Apostoli 4, 32-37
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"La moltitudine di quelli che avevano creduto era d'un sol cuore e di un'anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro. Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e grande grazia era sopra tutti loro. Infatti non c'era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l'importo delle cose vendute, e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno. Or Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba (che tradotto vuol dire: Figlio di consolazione), Levita, cipriota di nascita, avendo un campo, lo vendette, e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli".

Predicazione tenuta domenica 14 giugno 2020

Testo della predicazione: Atti degli Apostoli 4, 32-37

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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“Annunciavano la parola con franchezza” dice il versetto proprio prima di questi. La moltitudine, tanti, migliaia che avevano creduto, di un solo cuore e di un’anima sola… nessuno diceva: “è mio!”. Nessuno diceva “è mio!” E gli apostoli con grande potenza, testimoniavano della resurrezione del Signore Gesù… perché il Risorto, il Glorificato, con la sua morte ti ha comprato, e nella sua vita nuova esercita il suo diritto di signoria su di te e su tutto quello che hai. Il Cristo, Signore nostro (“Signore” andiamo a vederlo ancora una volta sul vocabolario, perché è un sostantivo che tutti abbiamo usato con incredibile leggerezza!), Signore nostro, dispone della tua vita e di tutte le cose. Citazioni: Catechismo di Heidelberg, domanda 1: “In che consiste la tua unica consolazione in vita e in morte? Risposta: Che io, col corpo e con l’anima, in vita e in morte, non sono più mio, ma appartengo al mio fedele salvatore Gesù Cristo…” Abraham Kuyper, primo ministro dei Paesi Bassi cento anni fa, diceva: “Non c’è centimetro quadrato della nostra esistenza di cui il Signore Gesù Cristo non dica «è mio!»”. Questo è l’unico fondamento della condivisione. Perché non è un fondamento umano, non è un buon sentimento, non è un’emulazione, non è una dimostrazione… perché poi questi fondamenti riguarderanno l’opera di Anania e Saffira, proprio all’inizio del prossimo capitolo (leggetelo, questa sera), non quella di Barnaba. Semplicemente, se credi e confessi Gesù  Cristo “Signore nostro”, stai anche dichiarando aver perso e di perdere la sovranità su te stesso e sulle tue cose per riconoscerla soltanto a Gesù Cristo risorto dai morti ed esaltato nei cieli.

La predicazione del Cristo risorto era fatta con grande potenza e grande grazia era su tutti loro. Quindi un annuncio ricco, che rivelava la ricchezza dei doni di Dio, fatta a una moltitudine che aveva creduto e che era di un solo cuore e di un’anima sola. E adesso ci troviamo la tagliola, perché in questo momento metà di noi sta pensando che quelli sì che erano tempi, o che quelli fino a qualche decina di anni fa erano tempi, in cui la gente credeva di più, si impegnava di più, veniva in chiesa di più… e l’altra metà sta pensando: questa è la chiesa che dobbiamo diventare, cui dobbiamo tendere, questo è l’ideale da raggiungere. La risposta giusta è… la terza. Che è questa: gli Atti degli Apostoli non descrivono la chiesa che eravamo o la chiesa che dobbiamo essere, gli Atti degli Apostoli descrivono la chiesa che siamo. Perché è l’unica chiesa di Gesù Cristo. Una chiesa di discordi, una chiesa con due cuori e due anime, una chiesa in cui uno, due, persone e famiglie dicono: “è mio!” non è un altro modello di chiesa. Semplicemente non è una chiesa, come un’automobile a due ruote non è un’automobile, è una motocicletta. Allora, noi siamo questa chiesa, che non è esente dal pericolo di diventare un campo di battaglia o un feudo del potere dell’uno o dell’altro, ma complessivamente noi siamo questa chiesa. Un solo cuore e un’anima sola, un efficace annuncio del Cristo risorto, nessuno che dice “è mio!” o, se lo fa viene messo a posto, perché la Riforma ha abolito il papato e l’episcopato in quanto la chiesa non poteva e non doveva tollerare al proprio centro un potere monarchico, una chiesa dove abbiamo tutto in comune. Nessuno ha alcuna proprietà qui dentro. Una volta avevamo i banchi di famiglia, e nel 1808 il sinodo valdese li ha aboliti proprio perché non erano solo banchi, erano marcatori di una striscia di chiesa che da generazioni apparteneva a quella famiglia con il nome scritto sul banco. Quindi, questa è la nostra realtà. La dobbiamo riscoprire, riprendere, valorizzare, proteggere, difendere… ma questa è la realtà della chiesa di Gesù Cristo, oggi esattamente come allora.

Tutto era in comune tra loro (…) portavano l’importo delle cose vendute e lo deponevano ai piedi degli apostoli, e poi veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno. La prima cosa che ci viene in mente qui è la descrizione di una setta, quelle che ti fanno il lavaggio del cervello, quelle che ti spersonalizzano, in cui il guru possiede tutto e tutti e concede dei beni di consumo a suo piacimento. Ma abbiamo due differenze sostanziali: da noi il Capo ha dato tutto e non ha preso niente, non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti. Secondo, negli Atti degli Apostoli le elargizioni non vengono fatte a piacimento del capo o dei suoi agenti, ma secondo il bisogno. Qui abbiamo la spaccatura con i sacerdoti del tempio, i sadducei, che raccoglievano la decima e le offerte per il tempio, con cui non solo mantenevano il culto, ma garantivano anche un welfare. La decima era dovuta per legge (mosaica), nella chiesa apostolica invece non c’è legge, non c’è obbligo, perché l’amore è l’adempimento della legge (Romani 13,10). La decima era calcolata sui prodotti della terra, mentre la chiesa degli apostoli raccoglie molto di più, i credenti investono le loro risorse, ciò che hanno in questo corpo di cui fanno parte – non riducendosi in miseria, perché il diritto e la consuetudine consideravano inalienabili le cose che garantivano una vita decente a se stessi e alla propria famiglia – quindi il “tutto” messo in comune ti lasciava di che vivere, non ti lasciava in mutande, ma era di più, era altro, era un altro mondo rispetto alla legge. Perché dai tutto? Perché Dio in Cristo mi ha dato più di tutto, perché sono uno in Cristo col prossimo e anche col prossimo che ha bisogno. E infine, i sadducei non credevano la resurrezione. I preti del tempio non riconoscevano nessun Messia che aveva riscattato il popolo e che potesse lui solo legittimamente affermare: “è mio!”. E così anche questi siamo noi. Raccogliamo tutto: denaro, tempo, disponibilità, professionalità, interesse, come la chiesa apostolica faceva… e io vi posso dire che il Concistoro, che amministra la chiesa, è sempre intervenuto per chi si trovava nel bisogno, con discrezione ma con efficacia, talvolta anticipando la richiesta del fratello o della sorella.

Tutto era in comune tra loro. Un corpo vivente in cui tutto il nutrimento viene condiviso. Questa è la chiesa cristiana, la “società” cristiana, “società” cioè l’alleanza, la compagnia in Cristo. Ed è un programma etico e politico. Perché “non c’era nessun bisognoso” e “tutto era distribuito secondo il bisogno”, fine della miseria e distribuzione non secondo una ideale uguaglianza, ma secondo il bisogno. Condizioni diverse, bisogni diversi, distribuzione diversa. Alcuni hanno bisogno di essere più aiutati e più sostenuti che altri. Un’uguaglianza formale, “caffè per tutti!” che non tiene conto delle necessità dei più deboli. Nell’economia della chiesa degli apostoli, le necessità dei più deboli vengono prima.

E infine, abbiamo visto e vediamo troppe volte una privatizzazione dei doni di Cristo, con la forza o con la parvenza del diritto, col risultato che quello che dev’essere condiviso, viene privatizzato, lucchettato, rapinato. Per questo anche, gli scandali finanziari all’interno delle chiese indignano l’opinione pubblica, perché tutti ci aspettiamo che il tesoro della chiesa… cioè il Santo Vangelo di Gesù Cristo (le 95 tesi di Lutero) e con questo tesoro tutto il resto, sia tutto per chi ne ha bisogno, tutto per tutti, e non derubato e privatizzato per pochi. Ma pensiamo anche a questo mondo, non solo alla chiesa. “Ora, tale è la disumanità di alcuni, da impedire ai poveri la dimora comune della terra e l’uso comune dell’acqua, dell’aria e del cielo” Greta Thunberg? No, Calvino! E noi abbiamo visto in questi mesi il nostro mondo piegato, fragile, precario, e rivelatore di tanta sacrilega ingordigia che ha provocato migliaia di morti.

Noi non siamo affatto esenti dal controvangelo dell’accaparramento. Ma è il Risorto che comanda. Il più grande donatore e allo stesso tempo il dono più grande. Lui è il Signore nostro e Signore della chiesa. E la sua volontà è fatta, e ci rende liberi di donare senza perdere e di ricevere senza che ci manchi. Lo sappiamo. E continui a essere fatta la volontà del Signore nostro e della Chiesa.

Dettagli
  • Data: Giugno 14, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Atti degli Apostoli 4, 32-37