Atti degli Apostoli 6, 1-7
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"In quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell'assistenza quotidiana. E i dodici, radunata la moltitudine dei discepoli, dissero: Non è conveniente che noi lasciamo la parola di Dio per servire alle mense. Perciò, fratelli, cercate di trovar fra voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, e che noi incaricheremo di quest'opera. Ma quanto è a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della Parola. Questa proposta piacque a tutta la moltitudine; ed elessero: Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselita di Antiochia; e li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede."

Predicazione tenuta domenica 6 settembre 2020

Testo della predicazione: Atti degli Apostoli 6, 1-7

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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In quei giorni… poche settimane, al massimo pochi mesi dopo la Pentecoste, dopo la nascita della chiesa dalla Parola e dallo Spirito santo… in quei giorni si confrontano duramente ellenisti ed ebrei. Una fede ma… ma due lingue, greco e aramaico, due sensibilità, due visioni del mondo, due diverse esigenze… e alla fine due chiese? Due chiese? No! Una sola chiesa! Allora una parte comanda sull’altra o uno comanda su tutti? No! Né separazione, né tirannia. Né apartheid, né dittatura.

La regola della Chiesa degli apostoli per trovare una strada comune è l'ordine fraterno. Non la gerarchia o l'anarchia, ma un ordine fraterno che valorizza i diversi punti di vista, li regola, li situa e li dirige al fine migliore.

La questione si pone su un problema concreto: alcuni membri della chiesa erano socialmente meno garantiti degli altri. La prima regola: la convenienza di tutti, di tutta la chiesa. Nessuno deve perderci. Gli ellenisti, ebrei grecizzati che abitavano nella diaspora da generazioni e che avevano assorbito la cultura e la lingua dell’impero romano – che era il greco – non godevano del welfare state del tempio, riservato agli ebrei della Giudea. Gli ebrei di Giudea pagavano la decima anche per mantenere gli orfani e le vedove della Giudea. La piccola e mobile comunità di ellenisti ne erano esclusi. Erano stati raccolti dalla predicazione del Vangelo udita nella loro lingua materna a Pentecoste, ma di fatto erano meno garantiti degli altri. Allora l'ordine fraterno dipende dalla vera convenienza di tutta la Chiesa: gli apostoli, che vuol dire “mandati”, mandati personalmente dal Cristo risorto ad annunciare il Vangelo, avrebbero continuato a predicare a tempo pieno. Per risolvere il problema dell'assistenza alle vedove degli ellenisti è necessario trovare altri uomini; anche loro, come gli apostoli, devono essere rispettati e riconosciuti come pieni di Spirito e di sapienza, ma servono altri uomini per un altro lavoro. Anche questo - come la predicazione - è un lavoro che nasce dalla parola di Dio e che tende alla gloria di Dio, tuttavia è un'opera distinta dalla predicazione e ne è conseguenza; perciò non era conveniente che gli apostoli - che già predicavano - dovessero fare tutto. Diciamo così: l'apostolo è colui che semina la parola, il diacono è colui che raccoglie il frutto, e lo raccoglie per donarlo al prossimo che ne ha bisogno.

La seconda regola di questo ordine fraterno è l'accordo tra le parti ottenuto con l'elezione cui partecipa tutta la chiesa. Il confronto tra i due diversi punti di vista non sfocia nella sopraffazione dell'uno sull'altro o nella separazione tra i credenti di Giudea e i credenti ellenisti, ma in un accordo nel quale tutti trovano il loro spazio per servire la parola di Dio. La Chiesa cioè è unita e resta unita, affronta unita il problema e unita lo risolve. Certamente, il testo biblico sorvola sulla discussione probabilmente sofferta e serrata che è avvenuta tra gli ebrei e gli ellenisti; il libro degli Atti degli apostoli vede i problemi alla luce della loro soluzione e non nomina i contrasti che possono essere avvenuti, ma quello che è importante è che il problema viene risolto con un accordo di tutta la Chiesa, nella comunione e nella concordia. Gli apostoli, uomini rispettati ed ascoltati, propongono e non impongono una soluzione che viene accettata dall'assemblea: non vi è l'anarchia di tutti che vogliono fare tutto e che alla fine crea la legge del più forte, ma non vi è nemmeno la gerarchia che i cattolici romani considerano elemento costitutivo della Chiesa, tanto che la chiesa romana può essere definita una "comunione gerarchica". Qui vi è una soluzione ordinata e fraterna che è sancita da libere elezioni. Il popolo di Dio parla, vota, decide da popolo libero! La Chiesa degli apostoli era una comunità ordinata di fratelli e sorelle, non una caserma!

La terza regola di questo ordine fraterno è riconoscere che anche l'altro punto di vista viene dallo Spirito di Dio, che anche la diaconia, il servizio amorevole del prossimo in difficoltà, è mossa dallo Spirito di Dio, quello stesso Spirito che ispira la predicazione della parola. Questo è il senso della preghiera e dell'imposizione delle mani: lo stesso Spirito santo che ispira la predicazione degli apostoli ispira anche l'azione dei diaconi; lo stesso Spirito che manda gli apostoli a proclamare la verità manda i diaconi a fare la verità. L'imposizione delle mani non è, come comunemente si pensa, un momento di trasmissione dello Spirito o di riconoscimento dei doni spirituali, ma è un momento di invocazione profonda dello Spirito santo con i suoi doni. Qui gli apostoli - cioè i predicatori - invocano lo Spirito di Dio sui diaconi - cioè i soccorritori del prossimo in difficoltà - e i due diversi punti di vista della Chiesa apostolica si riconoscono l'un l'altro come voluti e stabiliti da Dio per la sua gloria e non come partiti in contrasto. Questo riconoscimento non è una semplice tolleranza delle opinioni altrui così come non è una lottizzazione delle attività della Chiesa; è riconoscere che la predicazione cristiana e l'azione cristiana sono due rami dell'albero della Chiesa che non sono in contrasto o in concorrenza, ma che devono crescere insieme nella concordia e nella relazione stretta che Dio ha voluto tra loro.

Il testo si chiude con l'immagine di una chiesa che oggi definiremmo funzionante: la parola di Dio cresceva e il numero dei discepoli si moltiplicava. Questa chiusa di Luca non è messa qui a caso, ma vuole mostrarci che l'ordine nella chiesa, le decisioni comuni secondo la convenienza di tutti, l'accordo fra tutti e la preghiera con tutti sono condizioni necessarie per il successo e la credibilità della predicazione. È il miracolo incredibile di persone di lingua e cultura diverse, che la pensano diversamente… e vanno d’accordo. Il grande miracolo della vita della chiesa, secondo le regole della convenienza comune, dell’accordo comune e della preghiera comune. Queste regole della chiesa apostolica impediscono che prevalga una mentalità di fazione e che questa provochi divisione nella Chiesa. Una parte non vuole stravincere sull’altra, chi predica non vuole legare le mani a chi fa, e chi fa non si sogna di dichiarare la superiorità dei fatti sulla parola. Questo brano degli Atti degli apostoli ci dà un modello di unità della Chiesa che non può lasciarci indifferenti; in questo modello non prevalgono né la tentazione autoritaria, né lo sgretolamento della divisione. Questo permette alla Chiesa di essere credibile nel suo incarico della predicazione della parola di Dio. Non è la potenza, non sono le cerimonie, ma soltanto questa capacità di essere diversi e riconciliati rende la chiesa degli apostoli un luogo vivibile e credibile, una comunione fraterna lontana dalle tentazioni umane del settarismo o della gerarchia, un luogo dove vale veramente la pena spendersi sia  per l'annuncio della parola di Dio, sia per il soccorso a tutti coloro che si trovano in difficoltà.

Anche noi oggi abbiamo bisogno di imparare dalla Bibbia ad essere veramente uniti anche nell’unica chiesa. Anche noi, come i cristiani dei tempi apostolici, abbiamo spesso diversi modi di vedere. Anche noi abbiamo lingue e culture diverse, anche noi la pensiamo diversamente tra noi su tante cose e qualche volta abbiamo litigato per questo, ma se manterremo sempre l'unione e l'ordine della Chiesa degli apostoli, la ricerca della convenienza per tutti e non per una parte, la vita comune e non la separazione, non ciascuno per conto proprio, allora potremo vedere la parola di Dio che si diffonde e il numero dei discepoli di Cristo che si moltiplica grandemente, potremo vivere le nostre differenze riconciliate nell'unità in Cristo. Qui, in questo luogo, in tempi normali si prega e si annuncia in quattro lingue: italiano, francese, malgascio e cinese. Quattro chiese? No, una chiesa. La chiesa della Pentecoste. La chiesa degli Atti degli apostoli. Qui, dove siamo, a cinquecento metri da dove l’imperatore Nerone ha ordinato la prima persecuzione dei cristiani. Al centro di Roma. Possiamo dimostrare alla città e al mondo, urbi et orbi (e col latino facciamo cinque!), che si può e si deve vivere in Cristo uniti e non divisi, che si può e si deve vivere in Cristo abbassando la testa soltanto davanti a Cristo, e a nessun altro.

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  • Data: Settembre 6, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Atti degli Apostoli 6, 1-7