Apocalisse 6, 9-11
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"Quando l'Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l'altare le anime di quelli che erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che gli avevano resa. Essi gridarono a gran voce: «Fino a quando aspetterai, o Signore santo e veritiero, per fare giustizia e vendicare il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?» E a ciascuno di essi fu data una veste bianca e fu loro detto che si riposassero ancora un po' di tempo, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loro."

Predicazione tenuta domenica 19 luglio 2020

Testo della predicazione: Apocalisse 6, 9-11

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Domenica diciannove luglio… 1620, alle prime luci dell’alba gli abitanti di Tirano furono svegliati dal suono di campane a martello. Precipitatisi nelle strade, trovarono uomini armati che avevano già provveduto a serrare e sorvegliare le porte d’accesso della città. Capitanati da alcuni nobili cattolici, gli armati assassinarono a sangue freddo il giudice e il podestà del paese. Assieme a loro, circa sessanta protestanti furono massacrati. Il pastore riformato Antonio Basso aveva ospitato quella notte il collega di Mello Samuele Andreossa. I pastori furono trucidati, a Basso fu tagliata la testa e posta sul pulpito della chiesa riformata. La soldataglia schiamazzava gridando alla testa mozzata del pastore: “Cala a basso, Basso; c’hai predicato assai”. I ribelli espugnarono il palazzo del podestà e lo uccisero assieme a suo figlio. La moglie e le figlie furono violentate e cacciate fuori dal palazzo, che fu saccheggiato. Al grigionese Antonio Nicolay, in presenza di sua moglie, venne tagliato il naso e gli furono cavati gli occhi. Infine, fu gettato in strada.

La soldataglia, ubriaca di sangue, raggiunse Teglio nell’ora in cui la comunità riformata era riunita in chiesa per il culto. Le donne furono mandate a casa; gli uomini uccisi sul posto. Alcuni si rifugiarono nel campanile, al quale venne appiccato il fuoco. Tra i morti nel campanile ci furono anche due bambini di sei anni. Margherita Guicciardi, di quattordici anni, mentre era china a soccorrere il padre morente, ricevette un colpo di archibugio alla testa. Una sessantina di morti anche a Teglio. Il massacro proseguì in tutta la valle, contando circa settecento uccisi.

Valtellina, quattrocento anni fa. Colpa della politica? La politica fornì la situazione, non il motivo. La Spagna doveva spostare le sue truppe da Milano all’Austria, e non poteva farlo se non occupando quel territorio. Ma l’odio crescente che si era accumulato contro le piccole e vivaci chiese riformate valtellinesi era tutto di carattere religioso. Quindi, ricordiamo “quelli che erano stati uccisi per la parola di Dio e la testimonianza che gli avevano resa”. Quelli che, nel Kolossal liturgico dell’Apocalisse, stanno sotto l’altare, perché in loro è stato perseguitato Gesù Cristo “nei suoi membri”, come dice una preghiera del tempo della Riforma. Oggi ricordiamo gli uccisi in Valtellina, una sconfitta storica, un massacro che non ha visto una resurrezione storica. Fine. È stata storicamente una fine.

I martiri ai piedi dell’altare gridano a gran voce: «Fino a quando aspetterai, Signore santo e veritiero, per fare giustizia e vendicare il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?». Qui saltiamo sulla panca. Come? La vendetta? La religione deve insegnare amore… e questa che parla così è la nostra ipocrisia. Perché di poche cose sono sicuro, ma una di queste è che ciascuno qui almeno una volta nella vita si è consapevolmente o inconsapevolmente vendicato. E sono strasicuro che ciascuno qui l’ha fatto per molto meno di quanto abbiano subito gli uccisi dell’Apocalisse o il pastore Antonio Basso. Quindi, siccome la Bibbia, la fede e tutte queste belle cose non fanno parte di Spiritolandia, ma della vita, gli uccisi, che non possono vendicarsi da soli come tutti vorrebbero, gridano forte a Dio per essere vendicati. Il sonetto 18 di John Milton, quello sui valdesi è Apocalisse 6, “Avenge o Lord, thy slaughtered saints” “Vendica, o Dio, dei massacrati santi l’ossa sparse per i freddi alpini chiostri, quei che al tuo vero furon vigilanti quando i sassi adoravan gli avi nostri…” Questo è il grido dei martiri della chiesa e dell’umanità: «Vendetta!», perché da un lato nessuno ha chiesto perdono, dall’altro il perdono dei peccati è merce rara. Questo è il grido dei martiri: «Vendetta!». E la risposta? Come risponde Dio a questo terribile grido?

A ciascuno di essi fu data una veste bianca. La veste della purezza, ma anche e soprattutto la veste dell’angelo che annunciò la resurrezione di Cristo. La risposta di Dio non è la vendetta, ma la veste dell’annuncio della resurrezione. Chi ha perso la vita per amore di Cristo è un testimone, un angelo permanente della resurrezione del Signore, perché niente altro gli ha dato un motivo valido e credibile per essere fedele fino alla morte che la conoscenza, la comunione, la vita del Cristo risorto. Ti è tolto tutto, anche la vita, e per accettare questa spoliazione devi sapere che la tua com-unione al Cristo risorto non ti può essere tolta. Per questo ogni martire cristiano è un testimone e un annunciatore della resurrezione di Cristo.

Agli uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che gli avevano resa viene detto di riposarsi ancora per un po’ di tempo, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che dovevano essere uccisi come loro. Ma perché? Perché altre vittime? Perché la persecuzione, la violenza continuano ancora oggi, in Cina per esempio? Perché una frizione tra il regno di Dio e i regni del mondo è costitutiva, e dico costitutiva del rapporto tra Vangelo e mondo. Ai conservatori che ritengono il cristianesimo un “valore” della nostra società e ai progressisti che considerano il cristianesimo un correttivo alle storture e uno stimolo al miglioramento, a entrambi parla, e parla per zittirli, la parola di Gesù Cristo: «Io non sono venuto a portare la pace, ma la spada!» (Matteo 10,34).  La reazione delle potenze del mondo a Gesù Cristo è la persecuzione contro di lui, la croce, cioè la morte dei ribelli politici, e la persecuzione contro di lui nei suoi membri. Finché la vittoria del regno di Cristo non sarà manifestata, il numero dei martiri non sarà completo.

Oggi il ricordo degli avvenimenti e gli uccisi di quattro secoli fa è fondato sulla nostra teologia e sulla nostra Storia, ma apparentemente non in linea con i segnali di pacificazione tra le chiese. Possiamo cavarcela dando la colpa alla politica? “La politica che si serve della religione…” No. La politica fu solo l’innesco di una santabarbara di odio già piena, e riempita dalla Controriforma! Da predicazioni! Da libri! Per questo il nostro ricordo oggi è in primo luogo vigilanza. Non dimentichiamo per vigilare su noi stessi e sugli altri. Il primo è questo: dal momento che credi di aver “superato” la bestialità, ci puoi ricadere. Il passato esiste soltanto in quanto ricordo. Se non ricordi, la tragedia, il sacro macello, la shoah, l’11 settembre non li lasci alle tue spalle, ma li porti inconsapevolmente dentro di te, li porti con te e possono prendere il sopravvento su di te. Non fidatevi mai di chi vi insegna che un grande problema è “superato”! Eravamo convinti qui, in Europa, di avere imparato la terribile lezione della seconda guerra mondiale, che certe cose non sarebbero più ricapitate, che siamo diventati tutti buone persone, che l’amore dei singoli fosse più forte dell’odio di massa… Srebrenica! Il paramilitare che massacra il suo collega, il suo vicino, il suo giornalaio con i quali, fuori da quel gruppo, era e sarebbe sempre stato amabilissimo. Per questo ricordiamo il macello della Valtellina. Non per revanscismo, ma perché, se è accaduto e ce ne dimentichiamo, riaccadrà. In altri posti, con altre vittime e altri carnefici, ma riaccadrà. E non deve riaccadere, mai più. E chi snobba questa memoria dicendo che è superato, che i problemi di oggi sono altri, sta inconsapevolmente – e quindi stupidamente – favorendo quell’ignoranza che genera l’odio.

Ma non è ancora tutto. E oggi? E le persecuzioni dei cristiani oggi? Abbiamo “superato” il vecchio concetto di solidarietà confessionale e sposato il principio illuminista dei diritti umani? Cioè, mettiamo la questione della persecuzione dei cristiani nel cassetto del diritto umano, del diritto di tutti alla libertà di culto? Io direi, abbiamo accolto la battaglia per i diritti umani, nata a margine o addirittura fuori dal cristianesimo, ed è nei nostri pensieri, cioè ce ne occupiamo e ce ne preoccupiamo come cosa vera, onorevole, bella e giusta (Filippesi 4,8). Ma la persecuzione per il nome di Cristo, prima che i nostri principi, prima che la nostra comune umanità, riguarda il nostro corpo, il nostro essere un corpo in Cristo. Se un membro del corpo soffre, tutte le membra soffrono con lui (I Corinzi 12,26). Da anni in Cina è in corso una persecuzione contro i cristiani. Siamo membri diversi di un solo corpo. Ti fa male la Cina? Ti fa male la Corea del Nord? Senti male, male all’anima, perché dall’altra parte del mondo c’è gente che viene arrestata, imprigionata, ricattata, rieducata… perché fa quello che stiamo facendo noi adesso? E anche noi, in Cristo che è ancora il grande perseguitato nei suoi membri, anche noi che siamo in comunione coi cristiani cinesi, siamo con loro arrestati, imprigionati, ricattati, rieducati… perché non è “come” se lo facessero a noi. È che lo fanno a noi. Perché siamo un corpo, un solo corpo, e perché Xi Jin Ping non vuole che facciano quello che noi stiamo facendo adesso. Se non senti male per i tuoi fratelli e le tue sorelle in Cina, è o perché sei anestetizzato o perché sei amputato. Riflettici!

Se avessimo coltivato un ricordo vivo e critico dei perseguitati di ieri, dei martiri, degli sconfitti dalla vita e dalla Storia, dei distrutti nel loro presente e nel loro futuro, perché in Valtellina il protestantesimo è stato storicamente estirpato, ma non nella loro vita eterna, non degli eroi, non dei personaggi interessanti, ma dei semplici, di Margherita Guicciardi, una ragazzina che abbraccia il padre morente e che riceve un colpo in testa solo perché si trovava al culto a Teglio, Valtellina, domenica 19 luglio 1620, se l’avessimo fatto… avremmo considerato diversamente i perseguitati e i martiri di oggi. Se anneghi nella dimenticanza i martiri di ieri, anneghi nell’indifferenza i martiri di oggi. “Cose superate”, “Non interessano più a nessuno”, “Colpa della politica”, “Una volta ci si ammazzava per queste cose”… si concludono così: “Con la Cina parliamo solo di affari”. E contro questi nostri luridi compromessi, la Bibbia è ancora una parola libera, vincente e indomabile.

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  • Data: Luglio 19, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Apocalisse 6, 9-11