Lettera ai Romani 11, 25-32
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"Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d'Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto: «Il liberatore verrà da Sion. Egli allontanerà da Giacobbe l'empietà; e questo sarà il mio patto con loro, quando toglierò via i loro peccati». Per quanto concerne il vangelo, essi sono nemici per causa vostra; ma per quanto concerne l'elezione, sono amati a causa dei loro padri; perché i carismi e la vocazione di Dio sono irrevocabili. Come in passato voi siete stati disubbidienti a Dio, e ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza, così anch'essi sono stati ora disubbidienti, affinché, per la misericordia a voi usata, ottengano anch'essi misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti".

Predicazione tenuta domenica 16 agosto 2020

Testo della predicazione: Lettera ai Romani 11, 25-32

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

Oggi è la domenica in cui la chiesa riflette sul suo rapporto con il popolo ebraico. Cominciamo con un po’ di greco. “Mysterion” significa letteralmente “ciò che non è accessibile alla vista”. Da “myein”, “chiudere gli occhi”. Cioè, passiamo dalla realtà che si vede, alla realtà più vera, ma che si conosce soltanto chiudendo gli occhi e aprendo le orecchie. Che cosa si vede e che cosa non si vede? Si vede già nella Lettera ai Romani, 1960 anni fa, una separazione tra Israele storico e i credenti in Cristo, a motivo del rifiuto di Israele di riconoscere in Gesù di Nazareth il Messia. Se proseguiamo nei secoli successivi, si vede una frattura, una sofferenza, un’ostilità reciproca. Si vede il più grande dono di Dio, il suo eterno Figlio, non essere compreso. Si vede la chiesa cristiana che ha inteso soppiantare Israele, sradicarlo e mettersi comoda al suo posto. Si vede il rifiuto di Israele storico a riconoscere il Gesù di Nazareth il Messia, il compimento di tutte le promesse di Dio, e si vede l’abuso secolare da parte della chiesa del nome di Cristo, presentato agli Ebrei come il nome della loro emarginazione, della loro sofferenza, della loro condanna. Israele non ha riconosciuto il Cristo, ma chiediamoci quanto hanno fatto i cristiani in tanti secoli presentando loro un cristo deformato e predicandolo come il motivo della loro maledizione. Questo è quanto si vede. Ma c’è la realtà più vera, quella del mistero, quella che non si vede. Cioè, che l’Israele di Dio ci ha accolti. Tutti. L’Israele di Dio comprende tutti gli stranieri invitati a far parte d’Israele in Cristo, nell’ebreo Gesù che è il Figlio eterno di Dio.  Ora, la situazione storica permette agli stranieri di entrare a far parte di Israele mediante la predicazione del Vangelo. Prima, sotto la legge, la raccolta dell’Israele di Dio era promessa, e il popolo storico di Israele era il custode e il depositario di questa grande promessa. Ora, l’indurimento di Israele ha permesso l’ingresso dei popoli. Cioè, il cristianesimo non è diventato un’appendice di Israele, una corrente interna come i farisei e i sadducei, ma mediante il Vangelo ha aperto ai popoli, a tutti i popoli, la riconciliazione con Dio. Così tutto Israele sarà salvato, tutto Israele, tanto quello storico quanto quello del mistero, in cui sono entrati tutti i popoli, e anche noi.

Il mistero rivela il progetto, fondato sulla vocazione irrevocabile. Il liberatore verrà da Sion, da Israele, e il nuovo patto sussisterà sul perdono dei peccati. Questo è il patto della grazia, già presente nella legge d’Israele, che viene rivelato con il compimento del perdono dei peccati, cioè con la croce di Cristo. Perciò l’Israele storico è nemico per quanto concerne il Vangelo, perché non ha riconosciuto nella morte di Cristo il fine della legge, ma sono amati da Dio a causa dei loro padri, a causa dell’espiazione che era già significata e promessa nella legge. La legge mosaica indicava tre fini: la morale (il Decalogo) realizzata in Cristo nella legge dell’amore e nel suo amore fino alla fine; la purezza (tra cui le prescrizioni alimentari), adempiuta perfettamente in Cristo che ha insegnato che non quello che entra, ma quello che esce dalla bocca contamina l’uomo. Quindi, il male è già dentro di te, ed è da fuori, da Cristo, che viene il bene. E infine il sacrificio, anche questo adempiuto in Cristo, nella sua morte sulla croce. Pertanto non ci sono due patti: la legge e il Vangelo. Ci sono due patti, il patto delle opere in Adamo, finito con la disobbedienza di Adamo, e il patto della grazia presente come prefigurato nella legge di Mosè e compiuto e rivelato nella persona di Cristo. Quindi, il patto della legge d’Israele e il patto del Vangelo di Gesù Cristo sono l’unico patto della grazia osservato da due punti diversi: visto prima come promessa e poi come adempimento. E i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili: la promessa non è stata fatta a Israele perché si confonda, ma perché conosca e perché giunga alla salvezza. Questa è la volontà di Dio, e nessuna volontà umana può essere vincente contro la volontà del Signore. Tutte le volontà umane gli resistono – e questa è la Storia – ma nessuna volontà umana lo può vincere – e questo è il mistero che ci viene svelato – perciò, quello che Dio ha prestabilito, deve compiersi come salvezza per tutti quelli cui Dio ha voluto chiamare a far parte del suo popolo.

E ora l’incrocio che rivela. Prima erano gli stranieri, eravamo noi quelli che erano disobbedienti, i condannati, i perduti, i pagani, e ci è stata rivolta la parola del Vangelo mediante il rifiuto storico di Israele. Per la loro disobbedienza, noi abbiamo conosciuto la misericordia. L’apostolo Paolo, respinto dagli Ebrei, ha predicato ai pagani. Ora sono loro i disubbidienti, perché sia loro accordata la stessa misericordia che è stata accordata a noi. Non c’è una sostituzione degli ebrei con la chiesa, ma c’è l’incrocio. Israele è passato dall’obbedienza della legge alla disobbedienza del compimento perché noi ottenessimo la misericordia, noi siamo passati dalla disobbedienza della legge all’obbedienza del compimento perché Israele ottenga la stessa misericordia che è stata usata a noi. Il popolo di Israele, unico al mondo, ha preservato la vera rivelazione di Dio, il vero culto, perché noi, noi potessimo conoscere il Vangelo ed essere salvati. Qui vedete che bisogna chiudere gli occhi e aprire le orecchie. Per gli ebrei nei secoli il nome di Gesù Cristo è diventato il nome della loro emarginazione e della loro persecuzione. E questo per colpa della chiesa, che per secoli li ha pesantemente maltrattati. Ma nel piano di Dio, a noi è stata usata la stessa misericordia che sarà usata a loro. Oltre la Storia, oltre la situazione, oltre la realtà visibile, questo significa che entreremo nel regno di Cristo con Israele, e mai senza Israele. Troppo a lungo i cristiani hanno considerato gli ebrei come la prova vivente dell’ira di Dio: emarginazione, separazione, scomparsa dal nostro orizzonte spirituale. Tanto che la parola stessa “Israele” non c’è nel Credo. Nominiamo tutte le domeniche Ponzio Pilato, e non Israele! O trattati buonisticamente da pezzi da museo, “le nostre radici…” no! L’ebraismo è nostro compagno di viaggio e ha iniziato il viaggio prima di noi.. Con il quale abbiamo ancora delle divergenze di opinioni anche su questioni fondamentali, ma siamo compagni di viaggio, siamo sullo stesso treno e nello stesso scompartimento.

E ora la rivelazione pura della grazia: Dio ha rinchiuso tutti nella disobbedienza per far misericordia a tutti. Questo è il fine del piano di Dio per l’umanità: che tutti gli umani disobbedienti conoscano la misericordia che li perdona gratuitamente, senza barriere, senza precondizioni. Dio si rivela come il Misericordioso, come Colui che non solo possiede la giustizia perfetta, ma che la dona efficacemente ai disobbedienti. Che non rende eterna la disobbedienza abbandonandoci alle sue conseguenze, ma che la svuota, la priva di forza e di efficacia, la annienta mediante la sua misericordia. E in questa rivelazione pura comprendiamo qualcosa di Dio. Che non è una proiezione sublime della nostra idea di bene, ma che progetta, rivela e compie una misericordia, una giustizia che salva, che è totalmente al di fuori del nostro pensiero, della nostra immaginazione, della nostra esperienza. È Altro. Ma il suo mistero ci è stato rivelato. E quando ci viene rivelato, l’unica risposta è la meraviglia e la gloria, cioè riconoscerlo come grandiosamente altro rispetto a noi, ma anche come l’autentica presenza che prende in mano il mondo, la Storia e tutti noi, per il nostro bene perfetto e per la nostra gioia eterna.

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  • Data: Agosto 16, 2020
  • Testi:
  • Passaggio: Lettera ai Romani 11, 25-32