Lettera ai Colossesi 2, 6-15
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"Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati e edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento. Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo; perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità; e voi avete tutto pienamente in lui, che è il capo di ogni principato e di ogni potenza; in lui siete anche stati circoncisi di una circoncisione non fatta da mano d'uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne, essendo stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. Voi, che eravate morti nei peccati e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con lui, perdonandoci tutti i peccati; avendo cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l'ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; e avendo spogliato i principati e le potestà, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce."

 

Predicazione tenuta domenica 24 aprile 2022
Testo della predicazione: Lettera ai Colossesi 2, 6-15
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Care sorelle e cari fratelli,

come dunque avete ricevuto Cristo? Le prime parole di questo passo formano una bella domanda rivolta a noi: come dunque avete ricevuto Cristo? Una bella sfida: come abbiamo ricevuto Cristo? Per ripassare il nostro percorso di fede, che passa per i nostri genitori, i nostri nonni, le nostre famiglie, le comunità e gli insegnamenti che abbiamo ricevuto. Come abbiamo ricevuto Cristo?

Un lungo cammino, per ricordarlo e raccontarlo ci vuole tempo. Come la crescita di un albero, come la costruzione di una casa. Le due parabole per eccellenza: radicati, la crescita; edificati, la costruzione.

Un lungo cammino non sempre molto lineare: la casa qualche volta è crollata ed è stata ricostruita; l’albero qualche volta è stato tagliato, ma poi dalla forza delle radici è nuovamente germogliato. Un lungo cammino tortuoso, forse nessuno di noi può dire: come l’ho ricevuto, così cammino in lui. Forse ci fa sentire instabili, inadeguati, infedeli, in colpa. Forse dobbiamo ritornare a qualcosa che – come i discepoli della Passione – avevamo rinnegato, tradito, abbandonato? Sì, è una domanda impegnativa, una sfida che ci viene dalle prime parole di questo testo: come dunque avete ricevuto Cristo?

Prima di andare avanti nella lettura, chiariamo subite tre cose: in primo luogo, qui è tutto formulato al plurale, la domanda non ci riguarda come singoli individui, ma nel nostro insieme, come comunità, come chiesa. Sono le radici non di un singolo albero, ma di un’intera foresta, e l’edificazione, non solo di una singola casa, ma di un’intera città, civiltà («valdesi» siamo stati chiamati anche per l’associazione germanica del «Wald», cioè della foresta: barbari, barbetti, fuori della civiltà; ma i «poveri di Cristo» o «di Lione», fin dall’inizio erano un movimento, una chiesa in città, dentro la civiltà). Comunque, la domanda è: come questa chiesa, come allora la chiesa di Colosse, ha ricevuto Cristo? E solo in seconda battuta, come anche tu, in quanto parte di questa chiesa, l’hai ricevuto.

In secondo luogo, quel che abbiamo ricevuto non è qualcosa che ora abbiamo o possediamo, ma è Cristo, così come ci è stato predicato. La domanda dunque non è come ci siamo sentiti psicologicamente o come socialmente ci siamo impegnati, ma: qual era il contenuto, la teologia, la cristologia della predicazione che ci ha portato a confessare: Gesù, il Signore, come allora la predicazione di Paolo per mezzo di Epafra a Colosse?

Ecco: Gesù il Signore è la più antica ed elementare confessione di fede delle prime chiese; e questa formula viene citata qui: come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore. Una formula di tre parole, sobria, essenziale: Gesù è il Signore, Gesù è Dio, il Dio d’Israele, che in greco era tradotto con kyrios (= Signore) che era pure il titolo dell’imperatore romano, cosa che ha esposto queste prime comunità cristiane anche civilmente. Non erano solo radicati nella Bibbia e fede ebraiche, ma anche edificati nelle città dell’impero romano. Gesù è il Signore, più avanti ripete la formula con altre parole: in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità, cioè in Gesù c’è Dio, interamente Dio, tutto ciò che è Dio, non manca niente.

E, in terzo luogo, questa predicazione che ci ha radicati, edificati, ci ha anche confermati, rafforzati da provocare questa coraggiosa confessione di fede, ed ecco la terza parabola, quella del cammino che corregge o completa quella delle radici e del fondamento, è dinamico e guarda in avanti: ci fa camminare, come comunità, andare avanti come chiesa in Cristo: ciò non significa conservatorismo, «si è sempre fatto così», guai a ogni cambiamento, ma cammino, sempre nuovamente predicare, confessare, diventare comunità, chiesa, comunione, ricostruire, rigermogliare, rafforzare. Siamo radicati nel Cristo confessato come Gesù il Signore, per non perderci come pula nella tempesta. Siamo edificati sul fondamento del Cristo confessato come Gesù il Signore, l’edificio dev’essere ricostruito dopo ogni terremoto su queste salde basi. E qui si esce proprio dalla parabola e si entra nella realtà: siamo rafforzati dalla fede. Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui e rafforzati dalla fede.

Qui aggiungo la mia testimonianza personale: in tempi di tempesta e terremoto come li abbiamo vissuti durante la prima ondata di pandemia a Bergamo, quel che contava era avere salde radici e un fondamento stabile nella predicazione e nella confessione di fede, che nell’emergenza «emergono»: non chiudersi in sé stessi, non abbandonarsi a sentimentalismi e moralismi, e non arroccarsi nel tradizionalismo. Ma Cristo, solo Cristo. Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui.

Restare saldi, radicati e fondati, rafforzati da una fede sobria ed essenziale. La tempesta e il terremoto non stanno in una pandemia o in una guerra. Queste cose possono far crollare la casa, anzi, intere città, ma non toccano il fondamento. Possono recidere l’albero, anzi, bruciare intere foreste, ma non arrivano fino alle radici. Come abbiamo già visto, il fondamento e le radici sono fatti di predicazione: su queste mie parole dice Gesù avete costruito sulla roccia, e intendeva la sua predicazione, il suo sermone sul monte.

Ciò che sfida le radici e il fondamento, o meglio che cerca di strapparci e spostarci, fare preda, cioè prendere in mano le nostre comunità, le nostre chiese, le nostre esistenze, sono piuttosto filosofia e vani raggiri, come li chiama l’autore della nostra lettera, un fedele discepolo della scuola dell’apostolo Paolo. Attenzione sempre ai «falsi amici» che sono le parole che hanno un significato diverso da come lo comprendiamo noi. L’autore non ce l’ha con la filosofia in generale. Filosofia allora erano anche culti misterici, altri culti religiosi, altre fedi. Non ce l’ha con persone razionali che cercano di comprendere la vita e il mondo. Invece se la prende con filosofie e raggiri che seguono la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo.

Chi sono questi? La tradizione degli uomini la conosciamo. Quando pensiamo alle nostre radici o al nostro fondamento pensiamo subito alla tradizione, alla tradizione cattolica, protestante, paolina, alla tradizione degli uomini. Ma gli elementi del mondo, chi sono? Domanda da prima elementare e da novanta nell’esegesi biblica; la risposta più semplice: la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco. Ma appunto qui non è scienza, bensì filosofia, culto. Il culto degli elementi: vivere in armonia con loro, salire nella gerarchia degli elementi: dalla terra attraverso l’acqua all’aria, per raggiungere l’elemento supremo del fuoco, dopo il quale si entra nell’etere. Una salita spirituale verso la deità, superando la gravità e le sofferenze della vita terrena.

Anche qui vale però che l’autore non se la prende con loro in generale. Non è contro altre tradizioni degli uomini. Hanno ogni diritto di esistere. Di certo non è contro la terra, contro l’acqua, contro l’aria, contro il fuoco, e nemmeno contro i culti filosofici e misterici che se ne fanno. Piuttosto va contro il loro uso in chiesa. Il culto del ritiro esoterico nella foresta, il culto dell’impegno sociale nella città. Protesta che di Cristo si fa una tradizione degli uomini – una battaglia che ha ripreso in pieno Lutero, un altro discepolo di Paolo. Protesta che degli elementi del mondo si fa il Signore. Una battaglia che ha combattuto il pastore Bonhoeffer, che proprio in questa lettera trova quel Cristo all’infuori del quale non ci sono altre rivelazioni divine, uomini straordinari, «uomini della provvidenza» mandati direttamente da Dio, che in realtà non sono che aberrazioni umane. Cristo, solo Cristo. E basta. Perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità, non abbiamo bisogno di altro.

Detto più semplicemente: Il Signore è il mio pastore, nulla mi manca. Ecco, il non-basta-mai, il non-è-mai-abbastanza cerca di avvelenare le radici e di corrodere il fondamento. Cristo non basta, ci vuole dell’altro. Non basta il crocifisso, ci vuole anche il ferro di cavallo. Cristo non basta, ci vuole anche la tradizione degli uomini. Cristo non basta, ci vuole anche l’armonia con gli elementi che mette tutti al proprio agio, che soddisfa tutti i bisogni spirituali e religiosi. Cristo non basta, ci vogliono elementi che mi fanno salire, trasalire, migliorare, sublimare, un percorso, un cammino spirituale verso Dio.

Questo è il dramma delle nostre chiese oggi, come allora di Colosse: Cristo non basta, è percepito come un vuoto, come una forma o formula vuota. Sì, semmai ancora come sostituto immaginario di una persona che mi manca: Gesù è con me, per non sentirmi solo. Credo in Gesù, a prescindere dalla vergine. Credo in Gesù, a prescindere dalla croce. Credo in Gesù, a prescindere dalla risurrezione. A prescindere dalla Bibbia. Un Gesù senza contenuti. Ma è con me, e ciò mi fa stare meglio, in una tradizione che mi riconcilia con gli elementi di questo mondo.

E questo vuoto è aperto a tutte le definizioni possibili immaginabili secondo i nostri gusti, le nostre esigenze, i nostri progetti; cioè aperto alla tradizione degli uomini e gli elementi del mondo delle filosofie e dei raggiri vani del momento. Il non-basta-mai, il non-è-mai-abbastanza diventa il Signore, l’imperatore impietoso della nostra vita e, alla fine, è proprio questo non-basta-mai e non-è-mai-abbastanza che la condanna e la uccide.

E allora la lettera ai Colossesi diventa parola rivolta a noi che ci predica il Cristo Gesù il Signore nel quale abita la pienezza di Dio, ricordandoci che, camminando con questo Cristo, non dobbiamo più salire da nessuna parte, in questo senso, siamo già risuscitati con lui, nulla ci manca.

E se ancora si vuole infilare il dolce veleno del non-è-sufficiente, non-è-abbastanza, dicendo: caro Gesù, quel che hai fatto, quel che sei stato non era abbastanza…  nel nome della stessa Parola di Dio, della sua legge, dei suoi comandamenti, ci lascia queste ultime due immagini perché non le dimenticheremo mai più: il documento a voi ostile è stato inchiodato con Cristo alla croce quale pubblico spettacolo, come l’imperatore romano portava in trionfo gli avversari sconfitti sulla Via Sacra del Foro Romano quale punto più alto della gloria e del successo dell’uomo, la croce, il punto più basso dell’umanità che nessuna tradizione degli uomini e nessun culto degli elementi del mondo riuscirà mai a inglobare, ad addomesticare, è lo spettacolo pubblico della sconfitta definitiva di tutti i predicatori accusatori del non-siamo-sufficienti, del non-siamo-e-non-facciamo-mai-abbastanza. Il Signore, l’imperatore è quel Gesù crocifisso.

Come abbiamo ricevuto Cristo? Abbondando nel ringraziamento. Per quel che l’osservanza della lettera, ogni tradizione umana e ogni elemento del mondo giudica e condanna come non sufficiente, non abbastanza. Noi abbondiamo nel ringraziamento. E basta. Grazie a Cristo Gesù il Signore.

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  • Data: Aprile 24, 2022
  • Testi:
  • Passaggio: Lettera ai Colossesi 2, 6-15