Lettera agli Efesini 5, 1-8
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"Siate dunque imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati; e camminate nell’amore come anche Cristo vi ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave. Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento. Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; è infatti per queste cose che l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli. Non siate dunque loro compagni; perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore."

 

Predicazione tenuta domenica 7 marzo 2021

Testo della predicazione: Lettera agli Efesini 5, 1-8

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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Che cos’è la vita cristiana per te? È seguire – più o meno a distanza – dei valori? È rafforzare qualche stimolo ai buoni sentimenti, all’attenzione verso gli altri, al bene di tutti? È volersi bene così come siamo? L’autore della Lettera agli Efesini ci dice qualcosa di più: ci dice imitatori di Dio. Non dice somiglianti. Dice imitatori. Un figlio adottivo non somiglia fisicamente al padre. Ma può assorbire da lui il modo di parlare, di camminare, di muoversi, di vivere. Perché subito si tocca la vita. Cristo vi ha amati e ha dato se stesso per noi. Crocifisso per noi, ha dato la sua vita per darci una vita diversa, una vita nuova, una vita eterna, non per darci dei valori, o dei buoni sentimenti o un’attenzione al bene di tutti. Prendiamo sul serio la morte di Gesù Cristo. Ha dato la sua vita per noi. Quindi, noi adesso abbiamo la sua vita. Non i valori, non le idee, non i concetti. Abbiamo vita. Di questo, di vita si parla qui.

Imitatori di Dio. Con la vita. Il libro medievale più letto dai protestanti si chiama “L’imitazione di Cristo” di Tommaso da Kempis. Che scrive: “Chi vuole intendere completamente e con gusto spirituale le parole di Gesù, deve cercare di conformare tutta la sua vita a quella del Redentore”. In Cristo, il Dio incarnato, vivente, ti comunica la sua vita, da padre a figlio. Vita con lui, vita in lui. Comunione e non distanza. Relazione e non chiacchiere sui valori. Imitazione di Dio e non identità, perché hai rinunciato a te stesso e alla tua identità per prendere la croce e seguire il Signore.

“Santificazione”, parola che sembra tanto impegnativa, che ci richiama all’ineccepibile coerenza di Francesco d’Assisi, o all’ordinato rigore di Calvino o al cuore fervente di John Wesley. Ma la santificazione è solo “camminare nell’amore come anche Cristo vi ha amati”. Nella nostra chiesa non ci sono immagini di santi perché i santi siete voi. Al Signore interessano le vite dei vivi, non le immagini dei morti. Siete chiamati a vivere nell’amore di Cristo. Credere vuol dire vivere. Se dici di credere e non vivi, bluffi al Poker, dichiari un punto che in mano non hai. Conformarsi alla vita di Gesù. Non è un percorso “difficile” e per pochi, è un percorso impegnativo ed esigente ed è per tutti voi, nessuno escluso. Non si tratta di incensare i morti, ma di imitare Dio vivente. Non è difficile perché ricevi sempre un passivo per diventare attivo. Sei perdonato (passivo), tu perdoni (attivo). Sei amato (passivo), tu ami (attivo). E così il dono di Dio diventa criterio della tua vita. Non è il tuo impegno, non è la tua collaborazione, ma solo il dono di Dio che diventa criterio. La parolina che è la rivoluzione permanente, la parolina “perdono”, che senti migliaia di volte qui dentro, ha un senso per te anche al di fuori da questo luogo? La parolina “perdono” che ascolti da Dio hai il fegato per dirla alla sorella, al fratello? E se non hai questo fegato, allora l’hai ascoltata, l’hai imparata veramente? La santificazione è semplice: Dio ci dona alcune cose e queste governano la nostra vita. Il peccato è illogico e complicato.Il peccato è illogico e complicato perché pecchiamo se sentiamo una cosa, e poi diciamo e facciamo l’opposto. Pecchiamo se siamo perdonati e condanniamo, pecchiamo se siamo amati e odiamo. Pecchiamo se siamo chiamati ad ascoltare e facciamo orecchie da mercante; Pecchiamo se siamo chiamati a mettere in pratica quello che ascoltiamo e invece di viverlo umilmente lo spediamo in cielo in un pallone riempito delle nostre chiacchiere e col carburante del “se fosse possibile sarebbe bellissimo”. So che è molto diffuso, ma è un’assurda deformazione del dono di Dio. Perché Dio non ci ha donato questo.

In questo modo è possibile vivere nel mondo. Non ci ritiriamo, non chiudiamo le porte delle nostre case e delle nostre vite, non frequentiamo soltanto credenti,  non amiamo soltanto credenti e non ci fidiamo soltanto di credenti. Questa è la nostra vita. E in questa libertà diciamo dei NO a qualsiasi comportamento che possa toglierci la libertà di figli e di imitatori di Dio. Primo no al rapporto sbagliato col nostro corpo, a fornicazione e impurità. No alla riduzione del corpo a sensore di piacere. Il corpo ti determina, non vai da nessuna parte senza il tuo corpo, e in un corpo esattamente come il tuo corpo il Figlio eterno di Dio è venuto al mondo, è stato crocifisso, è stato risvegliato dalla morte, è salito al cielo. Tutto in un corpo come il tuo e come il mio. Togli il corpo e avrai tolto il cristianesimo, e avrai tolto anche l’umanità. Per questo la Scrittura chiama il corpo il tempio dello Spirito Santo. Quindi, non utilizzi il corpo per il tuo piacere. Non ti è stato dato per questo. Il corpo ti porta nel sentiero che Dio ha preparato per te nella tua vita. Devi averne cura. Francesco d’Assisi chiamava il corpo “il tuo fratello asino”, perché, come l’asino, ti porta su di esso, così anche il corpo porta noi, la nostra persona, nel viaggio di questo mondo. Devi amare e rispettare il tuo corpo. Devi godere del suo piacere e della sua salute, ma non devi vivere per questo e cercarlo a qualunque costo. No al cattivo uso della parola, che è il mezzo principale del tuo rapporto con gli altri. No a qualsiasi parola che non oseremmo dire davanti a Dio. No a qualsiasi parola di cui potremo vergognarci. Abbondi il ringraziamento. Siate riconoscenti in ogni cosa. Evitate mezze verità, allusioni, accuse gratis, qualsiasi cosa che non direste davanti a tutti e davanti a Dio. La parola di Dio crea, dà vita, ma la parola umana può distruggere, può uccidere. Possiamo conformare la nostra parola, la nostra comunicazione ad imitazione della parola che Dio rivolge a noi: una parola vera e che dà vita. Infine, no all’avarizia, che distrugge il nostro rapporto con Dio. L’avaro è un idolatra, uno che adora un idolo. Non si può essere avari e credenti. L’avaro adora le cose. Adora beni che possono svanire in un quarto d’ora, adora il denaro che è fabbricato dagli uomini. Li adora perché pone la propria fiducia in questi. Ho questo e quest’altro… allora posso stare tranquillo. Più ho, più posso stare tranquillo. A parte che non è vero, perché sono convinto di dormire meglio io che i dieci più ricchi del mondo, poi perché con questo idolo non entri nel regno di Dio. Hai perso la tua libertà, perché ti sottometti alla ricchezza che è una cosa umana, stabilita, misurata, fabbricata dall’uomo. Dio ti ha reso libero e tu ti vendi per delle cose? Nel regno di Dio si entra solo da liberi, cioè da liberati da Dio. E l’avaro non è e non può essere libero.

Nessuno vi seduca con vani ragionamenti. Andiamo al sodo. Perché qual è il principio di tutti gli argomenti contro questi tre No? Ed è uno solo: una separazione tra spirito e materia. All’epoca era chiaro: i vani ragionamenti erano di quelli che predicavano che il Figlio eterno di Dio non poteva essersi veramente incarnato, perché la materia è malvagia, perché la materia è inferiore. Secondo costoro il cristianesimo consisteva in una conoscenza e in un’elevazione spirituale. Spazzati via dalla Storia, questi ingredienti ritornano con salse diverse. “Il cristianesimo è giusto, ma i cristiani…” oppure “Io credo a modo mio e non vado mai in chiesa” ma i cristiani e anche quelli che vanno in chiesa sono esseri umani che cercano di credere che il Signore Gesù Cristo è morto per loro. Sono quelli che lottano tra fede e ipocrisia, tra peccato e grazia, tra dubbi e certezze per vivere insieme in un cammino di ascolto, di obbedienza, di imitazione. Con mille problemi, ma lo fanno,  lo fanno insieme. Se li disprezzi in partenza, attendo a non disprezzare Gesù Cristo disprezzando l’umanità per la quale lui ha assunto la stessa umanità. Attento a non farti legge a te stesso, non pensare di poterti permettere di più degli altri, di pensare, parlare e agire contro le regole dell’imitazione di Dio perché tanto tu credi di saperne di più. Attento a non sentirti parte di un’élite talmente convinta, raffinata, interna alle cose di Dio e della chiesa, da poter dire e fare quello che ai comuni mortali non è mica consentito. “Perfino i più santi, fintanto che sono in questa vita, non sono appena che agli inizi dell’obbedienza…” Catechismo di Heidelberg, domanda 114. Se tu reputi te stesso due passi avanti da questo inizio e perciò sdoganato dall’obbedienza, non sei protestante. Se non pensi che l’ordine di avere riguardo per il tuo corpo, di ringraziare Dio con ogni parola e di avere fiducia in lui e non nel denaro non ti riguardi più, se pensi che tutto questo è sorpassato, superato, già fatto… allora di protestante ti è rimasta soltanto la spocchia. La gnosi, l’antica eresia che predicava l’incompatibilità tra spirito e materia, e che aveva comunque delle nobili origini filosofiche come il platonismo, ecco oggi rispunta nel più volgare e prosaico “Io, che ho capito, mi posso permettere questo, tu no”. Ora, nessuno vi seduca con vani ragionamenti. Tutti, ogni giorno, quando apriamo gli occhi, siamo tutti appena agli inizi, siamo tutti appena al primo passo dell’obbedienza a Dio.

In passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Gli efesini. Questi efesini che avevano tutti vissuto grazie al grande santuario di Diana. Tutti direttamente o nell’indotto del supermercato spirituale del culto pagano. Tenebre. Ora non più. La conversione non è un’esperienza psicologica. Certamente nasce da una crisi di coscienza, ma è di più. Non è una decisione umana. Dipende soltanto da Qualcuno che ti mette in un luogo spirituale che prima non conoscevi o che temevi. Ora siete luce nel Signore. Non siete luce in voi stessi. Siete luce nella luce, siete luce in Cristo che ha detto: “Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Giovanni 8,12). In passato eravate tenebre. Immersi in una melassa sociale e personale nella quale avevate il vostro guadagno da quel culto pagano che vi rendeva spiritualmente e materialmente schiavi, eravate nella vendita di statuine, o nel turismo per i pellegrini che visitavano il santuario, tanto che immaginare Efeso senza il tempio di Diana e senza l’economia legata a questo culto sarebbe come immaginare Roma senza la basilica di S. Pietro. Tenebre. Vivevate  sotto una cappa nera che voi stessi fabbricavate. Il divino come spiegazione e proiezione dell’umano, gli dei così passionali di Omero e gli stessi dei da soap opera come in Luciano, comprensibili, immediati, cose in cui tutti si possono rispecchiare, tutto semplice, tutto chiaro, non c’è da fare nessuna fatica, nessun cammino, nessun percorso… e tutto questo garantiva in cielo la società più superstiziosa, violenta, schiavista, crudele in terra. Fuori da lì! Siete posti nel Signore, perciò siete luce. Ora siete luce. Il Vangelo di Dio ha squarciato la tenebra che era sopra la vostra testa, cari efesini, ora appartenete soltanto al Signore Gesù Cristo, ora vivete per fede, per speranza e per amore, ora l’ultima parola per la vostra vita è grazia, è perdono. Forse non ci pensavate più, così come non ci pensiamo più nemmeno noi, ma per questo la Bibbia ce lo ricorda: in passato eravate tenebre, ora siete luce nel Signore. Come sarebbe la tua vita se tu non fossi in Cristo, come sarebbe la tua vita se non fossi passato dalla notte al giorno? Come sarebbe? Siate imitatori di Dio, siete luce nel Signore. Siete liberi di diventare quello che già siete in Cristo.

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  • Data: Marzo 7, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Lettera agli Efesini 5, 1-8