Isaia 7, 9b-16
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"«Se voi non avete fede, certo, non potrete sussistere.» Il SIGNORE parlò di nuovo ad Acaz, e gli disse: «Chiedi un segno al SIGNORE, al tuo Dio! Chiedilo giù nei luoghi sottoterra o nei luoghi eccelsi!» Acaz rispose: «Non chiederò nulla; non tenterò il SIGNORE». Isaia disse: «Ora ascoltate, o casa di Davide! È forse poca cosa per voi lo stancare gli uomini, che volete stancare anche il mio Dio? Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele. Egli mangerà panna e miele finché sappia rigettare il male e scegliere il bene. Ma prima che il bambino sappia rigettare il male e scegliere il bene, il paese del quale tu temi i due re, sarà devastato.»"

 

Predicazione tenuta domenica 26 dicembre 2021
Testo della predicazione: Isaia 7, 9b-16
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
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Care sorelle e cari fratelli,

questa parola del profeta Isaia è la madre dei racconti del Natale nei vangeli di Matteo e di Luca. Questa parola del profeta Isaia è la madre che partorisce quel figlio misterioso Emmanuele, cioè «Dio è con noi». Questa parola del profeta Isaia è la madre altrettanto misteriosa: la giovane che sarà la «madre di Dio».

Occasione per noi di conoscere, di incontrare, di parlare per un momento con questa madre, con questa parola madre del profeta Isaia.

I testi, non solo quelli biblici, sono come le persone. Come le persone li possiamo conoscere, incontrare e parlare con loro. Come le persone. Qualcosa ci fanno sapere, qualcosa ci nascondono. Mai possiamo saperne tutto e, se nascondessero tutto, non ci sarebbero. Se di una persona sappiamo tutto, non è più interessante, è letteralmente archiviata: ho capito chi è – è chiuso lì. Se di una persona non sappiamo niente, non possiamo metterci in contatto con lei, anzi, ci può fare persino paura. Se una persona ci fa sapere molto di sé, abbiamo a che fare con una persona «aperta». Se nasconde molto, è piuttosto enigmatica, misteriosa, o semplicemente chiusa.

Ciò che ci lega alle persone è la fiducia. Avere fiducia vuol dire: un qualcosa so, ma molto non lo so, perciò ho fiducia. Pensate a Dio: molto di lui non sappiamo, ma qualcosa ci ha fatto conoscere. Come con le persone, ciò che ci lega a Dio è la fiducia.

Ecco il centro, il cuore del messaggio di Isaia: Se voi non avete fede, certo, non potrete sussistere. Se voi non avete fiducia, certo, non rimanete. In ebraico è un gioco di parole con la radice aman. Che conoscete bene, perché Gesù e la sua chiesa te l’hanno messa nella tua bocca e nel tuo cuore: amen. Che vuol dire: avere fiducia, ma anche verità, un terreno che tiene, di cui fidarsi, un fondamento sicuro, avere stabilità, spessore, consistenza. Im lo teaminu, chi lo teamenu: se non avete fiducia, non avrete alcuna consistenza.

Questa parola di Isaia, questa madre dei vangeli del Natale che incontriamo ora, richiede molta fiducia. Qualcosa ci fa sapere, ma molto ci nasconde anche, forse più di quanto ci faccia conoscere di sé.

Cominciamo con quel che ci fa conoscere, per poi passare al mistero di quella giovane e il suo Dio è con noi.

Isaia ci fa sapere di sé più di altri profeti. Nel capitolo sei ci racconta la sua chiamata, una visione al tempio di Gerusalemme. Nei capitoli sette, otto e inizio nove ci racconta la sua missione presso il re di Giuda Acaz ai tempi della crisi siro-efraimita. Siamo nell’VIII secolo prima di Cristo. Il grande impero assiro sta occupando l’intera regione del vicino oriente. I re della Siria e il re di Israele, cioè del regno del nord, detto anche Efraim, cercano di mettere su una coalizione anti-assira. Acaz, il re di Giuda non ci sta, e allora marciano contro di lui, contro Gerusalemme. Questa crisi siro-efraimita ha qualcosa di una guerra dei poveri. Gerusalemme è dunque sotto minaccia, tutti agitati. Bisogna reagire, fare qualcosa. E il profeta è mandato in questa situazione agitata della storia. Il suo messaggio è: Se voi non avete fede, certo, non potrete sussistere.

Cioè: non agitatevi, non reagite, abbiate fiducia. E cioè: riflettete, chiedete un segno a Dio. Non vuol dire: rifugiatevi nell’irrazionale, ma al contrario ragionate. Con Dio. Non re-agite, ma agite, con Dio. In questo caso è anche intelligenza politica: nel 721 a.C. la Siria e Israele (il regno del nord) saranno definitivamente devastati – come dice Isaia – dalle truppe dell’Assiria. Giuda rimarrà illesa, indipendente perché non si era fatta trascinare dall’agitazione in questa guerra. La fine di Giuda sarà solo un secolo e mezzo più avanti, quando la superpotenza non si chiamerà più Assiria bensì Babilonia. In questa situazione dunque vale: Se voi non avete fede, certo, non potrete sussistere.

Ma può valere in tante altre situazioni: calma, serenità. Non sempre re-agire. Ma recuperare la libertà, la ragione, la fiducia di agire. Non agitarsi, ma agire, con calma, con serenità, con fiducia. Con Dio. Capire i segni dei tempi.

E qui siamo giunti a quel che la parola di Isaia, la madre dei vangeli di Natale, piuttosto ci nasconde. Il segno che il re Acaz rifiuta, apparentemente per motivi nobili, quasi di fede: Non chiederò nulla, non tenterò il Signore. Quella fede illuminata che vorrebbe lasciare Dio fuori dalla storia, fuori dalle nostre storie, rimanere puliti, immacolati, teologicamente corretti, lontani dal sangue delle nascite umane e dal fango delle stalle, delle grotte e mangiatoie.

Ma chi è quel misterioso Dio con noi che nascerà? Un prossimo re, migliore di Acaz, il suo successore Ezechia? Storicamente non quadra, era già nato. Un futuro re? Figlio del profeta stesso? Comunque sì, una nascita imminente, dentro la storia, un figlio che nel 721 sarà in grado di discernere tra il bene e il male. (Bella questa nota pedagogica: il bambino deve mangiare panna e miele, avere cose buone – e ciò va detto contro tutte le pedagogie dure, sempre preoccupate del troppo vizio che diamo ai nostri figli! Bisogna viziare i bambini con panna e miele perché sappiano discernere il bene dal male!)

Comunque sì, una speranza concreta, in una situazione reale, un miglioramento nella storia. La speranza è sempre concreta o non è. Ma non è mai appagata, esaurita. È come la fiducia: non la si sa, e il caso si chiude lì. Isaia ha scritto queste sue memorie per lasciare il segno. Per lasciare aperto il segno. Per le generazioni future. Che nel Dio con noi hanno letto il Messia, e noi il Cristo. Del quale qualcosa, sì, siamo venuti a sapere, ma molto non sappiamo e non sappiamo ancora. Restiamo in attesa, nell’arte dell’attendere, in un’attesa piena di fiducia, di speranza, di vita non archiviata, ma aperta. Meravigliosamente e gioiosamente aperta.

Certo, per il re Acaz è una bella botta sentire di una giovane che concepirà e partorirà un figlio. Una giovane qualsiasi! Una semplice donna del popolo, non meglio definita o qualificata. Forse il profeta annuncia la fine della dinastia? Una donna qualsiasi. In ebraico almah, sì ancora vergine, ma non c’entra la sua verginità, qui non siamo a Roma o in Grecia. Certo, si può tradurre almah nel greco parthenos (il Parthenone di Atene) che vuol dire soprattutto vergine, come hanno fatto gli evangelisti Matteo e Luca. L’apostolo Paolo preferisce dire semplicemente: nato da donna, e anche l’evangelista Giovanni piuttosto polemizza con l’idea della vergine, a lui basta dire: nato da Dio.

Con l’esaltazione della verginità, con l’esaltazione di una qualità nell’essere umano stesso abbiamo stancato gli uomini e stancato Dio da secoli, come li abbiamo stancati con la purezza teologica e dogmatica, la «grazia a buon mercato» alla Acaz. Basta.

Il punto è che la storia di Dio con noi non si lascia chiudere lì, né in questa né in quell’altra storia, e nemmeno nella mia, nella tua, nelle nostre storie. In qualche modo questo Dio è sempre con noi. No, non “in qualche modo”, ma come una ragazza qualsiasi, a dispetto dei re, delle dinastie, dei privilegi, alla faccia delle piccole e grandi guerre, delle piccole e grandi stanchezze – Dio ricomincia la sua storia con noi, dove meno ce l’aspettiamo.

La sua parola stessa è quella sempre giovane che partorisce il Dio con noi. Dio è con noi per mezzo della sua parola che si incarna. E in Cristo non si chiude, ma si apre a tutti noi.

Tu puoi conoscerlo, incontrarlo, parlare con lui, in ogni parola e in ogni persona. Un segno ti lascia sempre. Chiedilo al tuo Dio! Chiedilo giù nei luoghi sottoterra o nei luoghi eccelsi! Ma chiedilo. E scoprirai figli di Dio, madri di Dio. Sì, là dove non te l’aspettavi. La scelta di Dio sarà sempre una sorpresa per noi. Perché Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio, ci scriverà poi l’apostolo Paolo (I Corinzi 1,27s.). E Gesù rende lode a Dio perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto (Matteo 11,25s.).

Sì, molto ci è e ci rimane nascosto, ma qualcosa siamo anche venuti a sapere. Se voi non avete fede, certo, non potrete sussistere. Possiamo concludere, senza concludere. Amen! non conclude, non chiude, ma apre. Apre al passato: la stessa parola amen ti lega al profeta, è passata per la bocca di Isaia, di Gesù, ed è rimasta sempre lei, fino a entrare nella tua bocca e nel tuo cuore. Amen non chiude, ma apre. Al futuro: all’attesa, all’ascolto della parola, della persona, del Cristo davanti a noi che ci chiama: seguimi.

Da Gesù impariamo la fiducia. E di che cosa ha bisogno il mondo se non di fiducia? Di questo ha bisogno l’economia: di fiducia. Di questo ha bisogno la politica: di fiducia. Di questo hanno bisogno tutte le relazioni umane: di fiducia. Abbiamo una missione, una vocazione importante in questo mondo. Se abbiamo fiducia, certo, questa nostra missione, questa nostra vocazione, avrà consistenza. Questa madre che abbiamo incontrato oggi – la madre della fiducia, della speranza e dell’amore – è sempre incinta. In Cristo Gesù.

Dettagli
  • Data: Dicembre 26, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Isaia 7, 9b-16