Isaia 51, 9 – 52, 6
Contenuto

Risvègliati, risvègliati, rivèstiti di forza, braccio del SIGNORE! Risvègliati come nei giorni di una volta, come nelle antiche età! Non sei tu che facesti a pezzi Raab, che trafiggesti il dragone? Non sei tu che prosciugasti il mare, le acque del grande abisso, che facesti delle profondità del mare una via per il passaggio dei redenti? I riscattati del SIGNORE torneranno, verranno con canti di gioia a Sion; letizia eterna coronerà il loro capo, otterranno felicità e gioia; il dolore e il gemito fuggiranno. «Io, io sono colui che vi consola; chi sei tu che temi l'uomo che deve morire, il figlio dell'uomo che passerà come l'erba? Hai dimenticato il SIGNORE che ti ha fatto, che ha disteso i cieli e fondato la terra? Tu tremi continuamente, tutto il giorno, davanti al furore dell'oppressore, quando si prepara a distruggere. Ma dov'è il furore dell'oppressore? Colui che è curvo nei ceppi sarà presto liberato: non morirà nella fossa, non gli mancherà il pane. Io infatti sono il SIGNORE, il tuo Dio. Io sollevo il mare, e ne faccio muggire le onde; il mio nome è il SIGNORE degli eserciti. Io ho messo le mie parole nella tua bocca e ti ho coperto con l'ombra della mia mano per spiegare nuovi cieli e fondare una nuova terra, per dire a Sion: "Tu sei il mio popolo"».

Risvègliati, risvègliati, àlzati, Gerusalemme, che hai bevuto il calice, la coppa di stordimento, e l'hai succhiata sino in fondo! Fra tutti i figli da lei partoriti non c'è nessuno che la guidi; fra tutti i figli da lei allevati non c'è nessuno che la prenda per mano. Queste due cose ti sono avvenute: - chi ti compiangerà? - Desolazione e rovina, fame e spada; - e chi ti consolerà? - I tuoi figli venivano meno, gettati a ogni angolo di strada, come un'antilope nella rete, prostrati dal furore del SIGNORE, dalle minacce del tuo Dio. Perciò, ascolta ora questo, o infelice e ubriaca, ma non di vino! Così parla il tuo Signore, il SIGNORE, il tuo Dio, che difende la causa del suo popolo: «Io ti tolgo di mano la coppa di stordimento, il calice, la coppa del mio furore; tu non la berrai più! Io la metterò in mano ai tuoi persecutori, che ti dicevano: "Chìnati, ché ti passiamo addosso!" Tu facevi del tuo dorso un suolo, una strada per i passanti!»

Risvègliati, risvègliati, rivèstiti della tua forza, Sion! Mettiti le tue più splendide vesti, Gerusalemme, città santa! Poiché da ora in poi non entreranno più in te, né l'incirconciso né l'impuro. Scuotiti di dosso la polvere, àlzati, mettiti seduta, Gerusalemme! Sciogliti le catene dal collo, figlia di Sion che sei in schiavitù! Infatti così parla il SIGNORE: «Voi siete stati venduti per nulla e sarete riscattati senza denaro». Poiché così parla il Signore, DIO: «Il mio popolo discese già in Egitto per abitarvi; poi l'Assiro lo oppresse senza motivo. Ora che faccio io qui, dice il SIGNORE, quando il mio popolo è stato deportato per nulla? Quelli che lo dominano lanciano urli», dice il SIGNORE, «e il mio nome è del continuo, tutti i giorni insultato; perciò il mio popolo conoscerà il mio nome; perciò saprà, in quel giorno, che sono io che ho parlato. Eccomi!»

 

Predicazione tenuta domenica 13 novembre 2022
Testo della predicazione: Isaia 51, 9 - 52, 6
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Care sorelle e cari fratelli,

risvegliati! Anzi, due volte: risvegliati, risvegliati! E non solo risvegliarti, anche alzarti: alzati! E non solo alzarti, anche rivestirti: rivestiti! Oh, finalmente ci sei! In piedi, pronto, desto, disponibile: eccoti! Eccoci! Risvegliati, rialzati, rivestiti. Tre volte. Tre strofe. Risvegliati, risvegliati! È il la di ogni strofa. Il la della tua vita. Il la di ogni strofa della tua vita. Risvegliati, risvegliati!

Ha dato vita alla Cantata di Bach: Wachet auf, ruft uns die Stimme: Destatevi, ci chiama la voce, che dà il la al nostro culto di oggi. Al suon della voce le vergini si svegliano e si preparano all’incontro con lo sposo.

Risvegliati, risvegliati! ha intonato la Riforma protestante. Risvegliati, risvegliati! ha dato vita a tanti Risvegli della cristianità addormentata, l’ha risvegliata, rialzata, rivestita: eccomi! Eccoci!

Di un tale Risveglio sentiamo un profondo bisogno oggi. Oggi viviamo con la sensazione non solo che la fede dorma, ma che stia per morire, che se ne va, sparisce come se non ci fosse mai stata.

Ma oggi ci raggiunge ancora il suon della musica della Riforma, del Risveglio che ci fa sentire, che fa nuovamente vibrare dentro di noi la parola: risvegliati, risvegliati! Tre volte. Tre strofe. Tre sorprese.

La prima e principale sorpresa è nella prima strofa. Risvegliati, risvegliati, rivestiti di forza – non noi, ma il braccio del Signore! Cioè, Signore, risvegliati tu, Signore! Sorprendente: non noi ci dobbiamo risvegliare, ma il Signore, Dio si deve risvegliare. Dio è il primo che si deve risvegliare, rialzare, rivestire. Se non si risveglia, se non si rialza, se non si riveste Dio, noi possiamo risvegliarci, rialzarci, rivestirci quanto e come vogliamo, ma resteremo sempre addormentati, anzi, resteremo sempre morituri, moribondi, morti.

Anche l’accordo finale di questo inno Risvegliati, risvegliati! ci sorprende: non finisce con noi, eccomi o eccoci, ma anche l’accordo finale è Dio stesso: eccomi! Inizia e finisce con Dio. Ogni risveglio inizia e finisce con Dio. Ogni riforma inizia e finisce con Dio. Con Dio inizia e finisce ogni cosa.

Nulla si risveglia, nulla si rialza, nulla si riveste, se non è Dio a risvegliarsi, a rialzarsi, a rivestirsi – ricordiamocelo sempre. Ogni nostro sforzo di risvegliare, rialzare, rivestire la chiesa, la fede, è inutile, anzi, nocivo, se non passa prima per Dio. Si sente, soprattutto nelle persone che si impegnano nel risvegliare, rialzare, rivestire la chiesa, se sono passate prima per Dio, per la parola, per la preghiera – quale canto risuona in loro, quale musica dà il la alle loro preoccupazione, alle loro premure. No, prima Dio, sempre prima Dio.

Se in principio, se nella prima strofa è Dio che si deve risvegliare, sorprendono tre cose: in primo luogo, che Dio dorme. Anzi, in questi nostri tempi, qualcuno ha avuto l’ardire di affermare perfino che «Dio è morto». Anche allora, per gli esuli di Babilonia, la prima preoccupazione, la prima paura, il principale problema era proprio questo: Dio, se non è morto, dorme. Non possono essere l’etica, l’impegno politico e sociale a risvegliarci, rialzarci e rivestirci, in questa lotta di sopravvivenza. Dio deve risvegliarsi, Dio deve rialzarsi, rivestirsi, altrimenti siamo in balia dei nostri sogni, sonnambuli, morti.

In secondo luogo sorprende che noi possiamo rivolgerci così a Dio: risvegliati, risvegliati! Sfacciati, come se Dio potesse dormire, come se Dio potesse morire. Una preghiera sporca, ma vera, autentica, reale. Come quella dei discepoli nella barca in tempesta con Gesù in poppa, a dormire. Nella loro lotta disperata di sopravvivenza perché la barca non affondasse, a un certo punto, risvegliano Gesù: Maestro, non t’importa che noi moriamo? (Marco 4,38)

Possiamo rivolgere a Dio preghiere sporche, ma vere, con tutta la nostra fatica, la nostra lotta, la nostra disperazione dentro. Possiamo rivolgerci a Dio, risvegliarlo come ci insegna il profeta Isaia: ricordare a Dio la sua storia, ricordare a Dio chi è, il liberatore al Mar Rosso, che sconfigge il mostro Raab, il dragone del mare, ma anche l’impero egiziano. Ecco, risvegliare Dio è leggere la Bibbia, la Bibbia con dentro le nostre fatiche, le nostre lotte, le nostre delusioni e disperazioni: una preghiera sporca, umana, di sangue umano e di carne umana, ma una storia vera, autentica, biblica.

E, in terzo luogo, sorprende che a una tale preghiera sporca Dio risponde in prima persona: Io, io sono colui che vi consola… Io infatti sono il Signore, il tuo Dio… Io ho messo le mie parole nella tua bocca e ti ho coperto con l’ombra della mia mano per spiegare nuovi cieli e fondare una nuova terra, per dire a Sion: “Tu sei il mio popolo”. Ecco, si è ristabilita la relazione tra noi e Dio, si è rinnovato il patto, si è risvegliato ciò che è fra noi, come il Cristo nella barca in tempesta con i suoi discepoli. Certo, c’era anche prima. Ma non ci abbiamo fatto caso. Ora si è risvegliato!

La seconda sorpresa è nella seconda strofa: la voce del profeta chiama risvegliati, risvegliati! Chi? Gerusalemme. Cioè: colei che avrebbe ogni ragione, la più profonda ragione umana a non risvegliarsi, a rimanere con gli occhi chiusi, addormentata, anestetizzata, a letto, in pace, finalmente in pace.

Gerusalemme ha ancora il veleno che ha dovuto bere, anzi, che Dio le ha dato da bere, nel suo corpo. Desolazione e rovina, fame e spada; chi ti consolerà? Com’è difficile risvegliare un ubriaco finché non gli passi la sbronza, il veleno del trauma Babilonia stordisce ancora l’infelice Gerusalemme.

Risvegliati, risvegliati, alzati e rivestiti! non è detto al pigro, al distratto, al comodo, alla generazione degli sdraiati. Non è detto a chi non ha nessun motivo, nessuna ragione per dormire. No! sono chiamati a risvegliarsi, rialzarsi e rivestirsi coloro che di propria forza, per ragioni proprie, non lo farebbero mai, non ce la farebbero mai, non ci riuscirebbero mai più. Chi ha bevuto da quel calice del veleno mortale fino in fondo. Non chi dorme, ma chi muore. Come il Cristo prega a Getsemani: passi quel calice oltre a me, che risulterà a prima vista una preghiera non esaudita quando, da lì a poco, lo deve bere fino in fondo, alla croce. Risvegliati, risvegliati! va più in profondità, più in profondità delle più profonde ragioni umane, è un Risorgi, risorgi! appunto, letteralmente un Rialzati, rialzati! al quale segue un rivestirsi, di Cristo.

Anche qui, anche nella seconda strofa, è poi Dio a riprendere la parola, a rispondere, come nella prima strofa alla preghiera del profeta, ora, nella seconda, alla sofferenza del suo popolo:

Io ti tolgo di mano la coppa di stordimento, il calice, la coppa del mio furore; tu non la berrai più!

E questo apre ora alla terza strofa, la prospettiva del futuro, a quel giorno. La sorpresa di quel giorno, qual è? Eccomi, Dio stesso. L’incontro con Dio stesso. Per il quale prepararsi. Cioè: risvegliarsi, rialzarsi, rivestirsi. Beh, prepararsi. Come le vergini. L’olio che manca che cos’è? Che non sono abbastanza risvegliate, abbastanza alzate, abbastanza rivestite, non abbastanza preparate? Può diventare una vera ossessione, l’ossessione delle nostre mancanze. Che alla fine ha sempre ragione: non è mai abbastanza, siamo sempre mancanti, addormentati, mortali, morti. Alla fine ha sempre ragione, ma appunto solo ragione, ma non ha l’olio. Che cos’è allora quell’olio di cui ci parla Gesù?

Qui leggiamo: il mio popolo conoscerà il mio nome. Conoscere il suo nome, conoscere il Signore, c’è un legame, una relazione fra noi e Dio; perciò saprà, in quel giorno, che sono io che ho parlato: sapere in chi abbiamo creduto. Non che cosa abbiamo fatto o meno, che siamo riusciti a realizzare o meno, ma conoscere il suo nome. Non vi ho conosciuto, voi che dite Signore, Signore! alla fine non è un rimprovero da parte di Gesù che non abbiamo fatto abbastanza, che non siamo stati abbastanza, basta! Semplicemente che non ci siamo conosciuti, non ci siamo parlati, ci vediamo oggi la prima volta. Non abbiamo mai parlato, raccontato, mangiato, bevuto, festeggiato, suonato, cantato insieme.

Ecco, l’ultima sorpresa, la sorpresa delle sorprese: sono io che ho parlato. Eccomi! dice quel Dio che avevamo dimenticato di risvegliare. Che era qui, mentre moribondi dormivamo e sognavamo, come disse Giacobbe pieno di sorpresa al suo risveglio: Certo, il Signore è in questo luogo, e io non lo sapevo! (Genesi 28,16)

Risvegliati, risvegliati! perché davanti te c’è sempre quell’eccomi del Cristo che ci precede. Con il quale ogni giorno ci risvegliamo, ci rialziamo e ci rivestiamo. Come se fosse il primo, come se fosse l’ultimo, in principio e alla fine, c’è Dio: eccomi! Fatti sorprendere, incantare ancora, dal dolce suon di questa musica profetica: risvegliati, risvegliati!

In Cristo Gesù.

Dettagli
  • Data: Novembre 13, 2022
  • Testi:
  • Passaggio: Isaia 51, 9 - 52, 6