Isaia 48, 12-22
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«Ascoltami, Giacobbe, e tu, Israele, che io ho chiamato. Io sono; io sono il primo e sono pure l'ultimo. La mia mano ha fondato la terra, la mia destra ha spiegato i cieli; quando io li chiamo, si presentano assieme. Adunatevi tutti quanti e ascoltate! Chi di voi ha annunciato queste cose? Colui che il SIGNORE ama eseguirà il suo volere contro Babilonia, alzerà il suo braccio contro i Caldei. Io, io ho parlato, io l'ho chiamato; io l'ho fatto venire e la sua impresa riuscirà. Avvicinatevi a me, ascoltate questo: Fin dal principio io non ho parlato in segreto; quando questi fatti avvenivano, io ero presente; ora, il Signore, DIO, mi manda con il suo Spirito. Così parla il SIGNORE, il tuo redentore, il Santo d'Israele: Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che t'insegna per il tuo bene, che ti guida per la via che devi seguire. Se tu fossi stato attento ai miei comandamenti la tua pace sarebbe come un fiume, la tua giustizia, come le onde del mare, la tua discendenza sarebbe come la sabbia, il frutto del tuo seno come la sabbia del mare; il suo nome non sarebbe cancellato né distrutto davanti a me». Uscite da Babilonia, fuggite lontano dai Caldei! Con voce gioiosa, annunciatelo, proclamatelo, diffondetelo fino alle estremità della terra! Dite: «Il SIGNORE ha riscattato il suo servo Giacobbe». Essi non hanno avuto sete quando egli li ha condotti attraverso i deserti; egli ha fatto scaturire per essi acqua dalla roccia; ha spaccato la roccia e ne è colata acqua. «Non c'è pace per gli empi», dice il SIGNORE.

 

Predicazione tenuta domenica 9 ottobre 2022
Testo della predicazione: Isaia 48, 12-22
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Care sorelle e cari fratelli,

non c’è pace per gli empi. Allora siamo empi. A-tei. Senza Dio. Senza pace. Senza il Dio della pace.

Nel messaggio del Secondo Isaia noi diventiamo piccoli, e Dio diventa grande, universale, il creatore dei cieli e della terra. Ma noi, le nostre creazioni, le nostre capacità e le nostre convinzioni si perdono nel nulla davanti al grande Iddio dell’universo, che però dal nulla crea, con la sua parola.

Tre parole ci rivolge con quel che abbiamo appena letto. Tre parole, tre messaggi che non ci lasciano in pace. Non ci lasciano in pace finché pace non ci sia.

Tre parole, tre passaggi, che scandiscono il nuovo Esodo. La liberazione, i comandamenti e l’uscita. Tre passaggi, tre messaggi che fino al giorno d’oggi non ci lasciano in pace.

La liberazione: Io ho parlato, io l’ho chiamato.

Chiamato chi? Ciro, il Re della Persia che sconfigge Babilonia. Ciro adora, come i babilonesi, il dio Marduk. Ciro non è del popolo di Dio, è uno straniero, anzi, un empio. Non solo Dio lo chiama, ma lo ama anche: colui che il Signore ama eseguirà il suo volere contro Babilonia.

Un messaggio che non ci lascia pace: Dio non è solo con noi, ma anche con Ciro! La liberazione non dipende da noi, non possiamo liberarci da soli, nemmeno con tutta la buona volontà del mondo. Dio chiama chi vuole lui, e non chi vogliamo, pensiamo, crediamo noi. Dio ama chi vuole lui. Questo Dio è davvero grande. Va oltre ogni confine imperiale, nazionale, familiare e personale. Va oltre ogni confine religioso, ecclesiale, confessionale e parrocchiale. Non si lascia inquadrare né incastrare nella casa di schiavitù di una nazione, di una famiglia, di una persona; né addomesticare né addolcire in una religione, chiesa o confessione. Questo Dio è davvero grande. Davanti a questo Dio siamo tutti piccoli, empi. Atei, ma chiamati e amati, come Ciro. O come lo stesso profeta, che ora riprende la parola: ora, il Signore, Dio, mi manda con il suo Spirito. Ripensando a questo Dio grande e alla sua parola.

Ed ecco il secondo passaggio, la Parola: se tu fossi stato attento ai miei comandamenti! Un altro messaggio che non ci lascia in pace: il rimpianto. Se fossi stato, se avessi fatto. Come Gesù, prima del suo calvario, piange sulla città di Gerusalemme: vedendo la città, pianse su di essa, dicendo: «Oh, se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace!» (Luca 19,41).

Abbiamo tanti rimpianti nella nostra vita, di non aver imparato a suonare il pianoforte, di non aver imparato una lingua, di non aver visto, viaggiato, vissuto abbastanza. Ma anche di non aver più voluto o potuto dire una parola a una persona, di non aver più potuto o voluto fare pace con una persona.

Ma il rimpianto della Parola, il rimpianto dei comandamenti, il rimpianto di una maggiore attenzione ai comandamenti di Dio? È un rimpianto che non ci viene dalla nostra natura. Perché? Perché siamo empi, senza Dio. Il rimpianto appunto è di Dio: Se tu fossi stato attento ai miei comandamenti! La tua pace sarebbe come un fiume, la tua giustizia come le onde del mare, la tua discendenza sarebbe come la sabbia, il frutto del tuo seno come la sabbia del mare; il suo nome non sarebbe cancellato né distrutto davanti a me. Ecco, la benedizione, la pace, la dignità, la vita: tutto dipende dalla sua parola. Tutto passerà – e in questi giorni minacciosi ne siamo ben consapevoli – ma la parola di Dio rimane in eterno (protestanti!). Avessi dato più attenzione a lei! Un rimpianto che non ci lascerà mai, non ci abbandonerà mai, come Dio stesso: avessi amore! Avessi Dio! Invochiamo, preghiamo, riflettiamo, cantiamo. Perché non sia mai troppo tardi: avessimo dato attenzione ai comandamenti di Dio… a uno di questi minimi comandamenti, come dirà Gesù nel suo sermone sul monte (Matteo 5,19), come a uno di questi miei minimi fratelli, come dirà al giudizio universale (Matteo 25,40).

E il terzo messaggio profetico è l’Esodo stesso: uscite! Uscite da Babilonia!

Certo, questo Dio Liberatore universale non permette che rimaniamo inquadrati nella casa di schiavitù dei nostri dèi personali, familiari, nazionali, imperiali; non vuole che restiamo incastrati nelle mani religiose, ecclesiali e confessionali. Certo, questo Dio Liberatore ci affida alle mani della sua parola, ci dà una casa, pace nella sua parola. Che ora ci colpisce con questa parola appuntita: uscite!

Strano che bisognasse dirlo: finalmente la via è libera, cambiata la geopolitica, Babilonia abbattuta da Ciro, finalmente possiamo ritornare nel nostro paese, anzi, nella terra promessa. Eppure, nessuno si muove.

Finalmente noi valdesi possiamo liberamente predicare l’Evangelo – eppure, nessuno si muove.

Già al primo Esodo qualcuno preferiva le pentole di carne in Egitto alla libertà. Anche al secondo Esodo qualcuno – dopo ben 70 anni di esilio! – avrebbe preferito rimanere e morire in pace in Babilonia. Anche il nuovo Esodo non ci sarebbe stato senza la parola appuntita: uscite!

Perché ogni uscita tocca le nostre abitudini, la nostra pace di Augusto, la nostra pace millenaria fatta in casa, che è una casa di schiavitù. Ma soprattutto perché ogni uscita porta anzitutto nel deserto. Là dove siamo soli. Soli con Dio. Là dove siamo provati, ma allo stesso tempo là dove possiamo provare noi la forza della Parola di Dio, la vicinanza, l’amore di Dio.

Per uscire ci vuole coraggio, il coraggio della fede: va’ nel paese che io ti mostrerò (Genesi 12,1), e fiducia, fiducia nella Parola.

Con voce gioiosa annunciatelo, proclamatelo, diffondetelo fino alle estremità della terra! Che cosa? In una sola parola: uscite! Da voi stessi, dalle vostre fisse, dalle vostre paure. Dalle vostre sacrosante abitudini, dai vostri soliti santuari. Uscite!

Un messaggio, un passaggio, che non ci lascia in pace fino al giorno d’oggi. Perché è il Dio della pace stesso che non ci lascia in pace finché pace non ci sia, ci precede in Cristo, sempre in uscita verso la casa di Dio.

Dettagli
  • Data: Ottobre 9, 2022
  • Testi:
  • Passaggio: Isaia 48, 12-22