Isaia 45, 14-25
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"Così parla il SIGNORE: «Il frutto delle fatiche dell'Egitto e del traffico dell'Etiopia e dei Sabei dalla grande statura passerà a te, e ti apparterrà; quei popoli cammineranno dietro a te, passeranno incatenati, si prostreranno davanti a te, e ti supplicheranno dicendo: "Certo Dio è in mezzo a te, e non ce n'è alcun altro; non c'è altro Dio"». In verità tu sei un Dio che ti nascondi, o Dio d'Israele, o Salvatore! Saranno svergognati, sì, tutti quanti delusi; se ne andranno tutti assieme coperti di vergogna i fabbricanti d'idoli; ma Israele sarà salvato dal SIGNORE mediante una salvezza eterna; voi non sarete svergognati né delusi, mai più in eterno. Infatti così parla il SIGNORE che ha creato i cieli, il Dio che ha formato la terra, l'ha fatta, l'ha stabilita, non l'ha creata perché rimanesse deserta, ma l'ha formata perché fosse abitata: «Io sono il SIGNORE e non ce n'è alcun altro. Io non ho parlato in segreto in qualche luogo tenebroso della terra; io non ho detto alla discendenza di Giacobbe: "Cercatemi invano!" Io, il SIGNORE, parlo con giustizia, dichiaro le cose che sono rette. «Adunatevi, venite, accostatevi tutti assieme, voi che siete scampati dalle nazioni! Non hanno intelletto quelli che portano il loro idolo di legno e pregano un dio che non può salvare. Proclamatelo, fateli avvicinare, si consiglino pure assieme! Chi ha annunciato queste cose fin dai tempi antichi e le ha predette da lungo tempo? Non sono forse io, il SIGNORE? Fuori di me non c'è altro Dio, Dio giusto, e non c'è Salvatore fuori di me. Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n'è alcun altro. Per me stesso io l'ho giurato; è uscita dalla mia bocca una parola di giustizia, e non sarà revocata: Ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ogni lingua mi presterà giuramento. "Solo nel SIGNORE", si dirà di me, "è la giustizia e la forza"». A lui verranno, pieni di vergogna, quanti si erano adirati contro di lui. Nel SIGNORE sarà giustificata e si glorierà tutta la discendenza d'Israele."

 

Predicazione tenuta mercoledì 4 maggio 2022
Testo della predicazione: Isaia 45, 14-25
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Care sorelle e cari fratelli,

… e non ce n’è alcun altro. Così risuonano queste parole in noi; e non ce n’è alcun altro è il basso continuo di questo brano che, dopo la lettura vibra ancora dentro di noi: Io sono il Signore, e non ce n’è alcun altro. Cinque volte si ripete questo ritornello. Ma non come ritornello ripetitivo. Ogni volta diverso. Io sono il Signore – potremmo forse dire – ogni volta diversamente, ogni volta diversamente non ce n’è alcun altro.

Ecco, la prima volta, detto dai popoli vicini: Dio è mezzo a te, in mezzo a Israele, in mezzo agli esuli in Babilonia, e non ce n’è alcun altro; non c’è altro Dio che è in mezzo a noi, con noi, come salvatore.

La seconda volta è il Dio Creatore che si presenta: Io sono il Signore, e non ce n’è alcun altro.

La terza volta è il Dio che parla, che ha dato la sua parola, un Dio messo in questione, messo in crisi dal processo della vita, ma sempre il salvatore di tutti gli scampati: Non sono forse io, il Signore? Fuori di me non c’è altro Dio, Dio giusto, e non c’è salvatore fuori di me.

La quarta volta si presenta definitivamente a tutta l’umanità: Io sono Dio, e non ce n’è alcun altro.

E, dopo che Dio l’abbia pronunciato, proclamato per quattro volte, la quinta volta sarà in avvenire quell’umanità a dire, a proclamare e professare con parole un po’ diverse, con parole sue: Solo nel Signore è la giustizia e la forza.

Qui risuona tutta una storia, la storia di Dio con il suo popolo, con la sua umanità, con noi. La storia biblica. Ecco, il sottofondo della storia, il basso continuo della nostra storia è quella biblica, è la storia della Bibbia ebraica che sorregge la nostra vita in profondità: un Dio presente in mezzo a noi che ci libera dalla casa di schiavitù, dalla mano dell’avversario e dall’idolatria, che poi scopriamo quale Creatore dei cieli e della terra; un Dio accessibile per mezzo della parola, sempre in dialogo, ora in discussione, ora accusato e difeso davanti al tribunale delle nostre esperienze e delle nostre ragioni, messo in questione, in crisi, riaffermato, riabilitato, confermato nel processo della nostra vita; che, alla fine, si apre con la sua parola all’intera umanità, invitata dalla sua parola a fare coro, ad accordarsi, sintonizzarsi con lei, dando gloria a quell’unico Dio di cui non ce n’è alcun altro.

Certo, questo canto – santo, santo, santo – di cui tutta la terra è piena, non è quello della marcia imperiale, quello del vincitore di una guerra atomica quale unico sopravvissuto, senza che ve ne fosse alcun altro. Il canto del Signore e non ce n’è alcun altro è un canto d’amore. Solo nell’amore, solo come dichiarazione d’amore, solo come inno all’amore suona bene: non ce n’è alcun altro fuori di te!

Quel che rimane da scoprire è sempre l’amore, al di là di tutte le stonature, al di là di tutti i disaccordi, al di là di tutte le grida che coprono il suono dolce e sommesso che sorregge la nostra esistenza dal profondo del cuore di Dio.

Chiarito che cosa c’è, che cosa canta nel sottosuolo, nel sottofondo, qual è il fondamento del nostro brano, scopriamo ora quel che c’è sopra, alla luce del giorno. E vediamo una bella contraddizione. Prima si legge: In verità tu sei un Dio che ti nascondi, o Dio d’Israele, o Salvatore! Poi, più avanti:

Io non ho parlato in segreto in qualche luogo tenebroso della terra; io non ho detto alla discendenza di Giacobbe: “Cercatemi invano!” Io, il Signore, parlo con giustizia, dichiaro le cose che sono rette.

Più che una contraddizione è piuttosto un dialogo tra il profeta e Dio. Il profeta dice: In verità tu sei un Dio che ti nascondi, o Dio d’Israele, o Salvatore! E Dio risponde: Io non ho parlato in segreto in qualche luogo tenebroso della terra; io non ho detto alla discendenza di Giacobbe: “Cercatemi invano!” Io, il Signore, parlo con giustizia, dichiaro le cose che sono rette.

Dio è nascosto, non lo vediamo. Ma la sua parola la possiamo ascoltare. Qualcosa di Dio lo possiamo conoscere, qualcosa rimane segreto. Ciò vale per ogni persona, per ogni relazione. Qualcosa di una persona rimane nascosto, qualcosa invece comunica. Se prevale la parte segreta, è una persona «chiusa», se invece prevale quella che comunica è una persona «aperta». Non possiamo mai «sapere» una persona. Dire «questa persona la conosco» è sempre detto con una certa superficialità. Qualcosa ci sfugge sempre. Una persona non la possiamo conoscere, sapere – possiamo soltanto avere fiducia o non avere fiducia, relazionarci. È persino superficiale affermare «Dio si è rivelato in Gesù Cristo»: è solo una mezza verità. Dio sì si comunica in Cristo a noi, ma nell’umanità, nella persona di Gesù si è anche nascosto.

Chi crede di sapere tanto o tutto di Dio diventa un religioso orgoglioso, arrogante. Chi crede di sapere poco o nulla di Dio non è attento alle sue comunicazioni, ignora la sua parola.

Voler sapere tanto e tutto di Dio vuol dire farsene un idolo. Non volerne sapere diventa altrettanto un idolo, negativo, ma sempre idolo è. Cioè: i fabbricanti di Dio o i disfattisti di Dio siamo sempre noi. Tutto dipende sempre da noi.

Ma Dio ci sfugge. Come anche le persone: non si lasciano arrestare, formare, manipolare come vogliamo noi. Ci sfuggono. Anche di una persona è pericoloso farsi un’immagine fissa. Ma anche disfarne l’immagine, scoprirla, smascherarla, «persona» appunto deriva dal latino «maschera».

Dio è nascosto, non lo vediamo. Ma la sua parola la possiamo ascoltare. Pronunciare. Proclamare. Comunicare. Cantare. Mai senza contestazione, mai senza contradditorio, senza accusa e difesa, nel processo di questa vita terrena. Ma al di là di questo processo, anzi, in mezzo a questo processo c’è anche l’amore: “Solo nel Signore”, si dirà di me, “è la giustizia e la forza”.

Ecco la tensione che tiene viva la relazione, viva la fede, viva ogni coscienza, senza diventare arroganti e senza abbattersi: In verità tu sei un Dio che ti nascondi e: Io non ho parlato in segreto.

Gesù lo dirà così: Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli! Sì, Padre, perché così ti è piaciuto! (Luca 10,21).

E Paolo scriverà ai Romani (14,10s.): Ma tu, perché giudichi tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio; infatti sta scritto – e cita la fine del nostro brano: come è vero che vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me, e ogni lingua darà gloria a Dio.

Il punto è: tutto dipende da Dio. Perché Dio non è un idolo, ma il Dio vivente. Che non possiamo né conoscere né sapere né manipolare né rivendicare. Possiamo solo confidare in Dio, cantare e dare la gloria a Dio, non solo al culto, ma in mezzo alle contestazioni e contraddizioni del processo della vita. Certo, Dio è in mezzo a te, e non ce n’è alcun altro, non c’è altro Dio! Ma tanti esseri umani. Vale la pena essere, diventare umani, umani fra umani – e lo possiamo, perché Dio è uno solo.

Dettagli
  • Data: Maggio 4, 2022
  • Testi:
  • Passaggio: Isaia 45, 14-25