Isaia 41, 8-20
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"«Ma tu, Israele, mio servo, Giacobbe che io ho scelto, discendenza di Abraamo, l'amico mio, tu che ho preso dalle estremità della terra, che ho chiamato dalle parti più remote di essa, a cui ho detto: "Tu sei il mio servo", ti ho scelto e non ti ho rigettato. Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia. Ecco, tutti quelli che si sono infiammati contro di te saranno svergognati e confusi; i tuoi avversari saranno ridotti a nulla e periranno; tu li cercherai e non li troverai più. Quelli che litigavano con te, quelli che ti facevano guerra, saranno come nulla, come cosa che più non è; perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, fortifico la tua mano destra e ti dico: "Non temere, io ti aiuto! Non temere, o Giacobbe, vermiciattolo, o residuo d'Israele. Io ti aiuto", dice il SIGNORE. Il tuo redentore è il Santo d'Israele. Ecco, io faccio di te un erpice nuovo dai denti aguzzi; tu trebbierai i monti e li ridurrai in polvere, e renderai le colline simili alla pula. Tu li ventilerai e il vento li porterà via; il turbine li disperderà; ma tu esulterai nel SIGNORE e ti glorierai del Santo d'Israele. I miseri e i poveri cercano acqua, e non ce n'è; la loro lingua è secca dalla sete. Io, il SIGNORE, li esaudirò. Io, il Dio d'Israele, non li abbandonerò. Io farò scaturire dei fiumi sulle nude alture, delle fonti in mezzo alle valli; farò del deserto uno stagno, della terra arida una terra di sorgenti; pianterò nel deserto il cedro, l'acacia, il mirto e l'olivo selvatico; metterò nei luoghi sterili il cipresso, il platano e il larice tutti assieme, affinché quelli vedano, sappiano, considerino e capiscano tutti quanti che la mano del SIGNORE ha operato questo e che il Santo d'Israele ne è il creatore."

 

Predicazione tenuta mercoledì 19 gennaio 2022
Testo della predicazione: Isaia 41, 8-20
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
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Care sorelle e cari fratelli,

Ma tu. Il discorso si fa personale. Ma tu. Vi ricordate: in questo capitolo 41 siamo davanti al tribunale, in un processo. La nostra vita è un processo. Siamo sotto giudizio. Siamo stati chiamati in questo processo insieme alle isole, a tutti i continenti, tutti gli abitanti della terra. Ora il discorso si fa personale. Ma tu. Si fanno nome e cognome: Ma tu, Israele, mio servo, Giacobbe che io ho scelto, discendenza di Abraamo, l’amico mio, tu.

Che processo strano: non siamo noi sotto processo, non siamo noi sotto giudizio, non siamo noi accusati. Ma Dio. Dio è accusato. Dio è sotto giudizio, sotto processo è Dio. Dopo la catastrofe dell’esilio babilonese: non ci ha aiutato, non ha voluto aiutarci, non ha potuto aiutarci. Gli altri dèi babilonesi si sono mostrati più forti, più convincenti. In questo capitolo 41 Dio è sotto processo. La controparte sono gli altri dèi. Noi siamo i giudici. Noi lettori e lettrici di questo capitolo profetico. Siamo chiamati ad ascoltare, assieme a tutto il mondo abitato, ad ascoltare la causa di Dio. Dio mette davanti a noi la sua causa. Dio parla. E noi ascoltiamo.

Il punto più alto del suo discorso era giunto quando Dio ha pronunciato per la prima volta la parola Io. Quando sentiamo in mezzo al processo della vita pronunciare questa parola di Dio Io stiamo davanti a Dio. Davanti al suo santo monte ove pronunciò la sua torà. Il primo comandamento, la prima parola della vita: Io. Io sono il Signore, il tuo Dio che ti liberato dalla casa di schiavitù e dalla mano dell’avversario. Proprio ciò che la brutta esperienza dell’esilio babilonese aveva messo in questione. Proprio ciò che ogni nostra brutta esperienza mette in crisi, mette sotto processo, sotto giudizio. E non pochi esseri umani sono giunti fino alla sentenza di morte, della morte di Dio, giudicando Dio morto.

Sul muro di Berlino c’era questa scritta (dalla parte occidentale): «Dio è morto, Nietzsche». Qualcuno, spiritoso, ha scritto accanto: «Nietzsche è morto, Dio». Così l’avrebbe forse anche scritto il nostro profeta. Bisogna essere attenti e prudenti nel giudicare, mai arrivare a delle sentenze, finché il processo non è finito, finché c’è ancora la possibilità di ascoltare, di ascoltare Dio.

Ora, nel processo del capitolo 41, Dio nel suo discorso, nel suo mettere la sua causa davanti a noi, aveva raggiunto la cima del suo patto, del primo comandamento: Io, riassumendo tutto il suo essere in queste parole: Io, il Signore, sono il primo; io sarò con gli ultimi.

A questo Io segue ora quel che deve seguire: Tu. Tra tutte queste isole Tu. Tra tutte queste isole esiste ancora un Tu. E, guardando in su, tra tutte queste nuvole esiste ancora un Io, che ti guarda, che è interessato a te, che ti chiama. E che ti vuole bene.

A questo punto richiamo volentieri alla vostra memoria il Signor Palomar di Italo Calvino, che passeggia in spiaggia. Prima guarda alla sua sinistra i balneanti, o meglio le balneanti, e si pone questioni etiche, se si può guardare o meno il seno scoperto delle donne sdraiate al sole. Poi si stacca dall’etica e guarda alla sua destra il mare e il cielo, quasi un tutt’uno nell’eterno movimento, perdendosi nell’immensità dell’universo: io chi sono? Un vermiciattolo, neanche, un granello di sabbia, insignificante, in balia delle forze del caso e del caos. Finalmente, osservando il sole, vede il suo raggio riflesso dal mare, come una spada, sempre puntato su di sé. Ovunque va, questo raggio lo accompagna ed è sempre puntato su di lui. Come se dicesse: Tu.

Qualcuno ti guarda, qualcuno è interessato a te, qualcuno ti chiama. E ti vuole bene.

Mentre le altre isole restano attaccate ai loro idoli. A livello d’immagine non è più naturale, ma industriale: restano inchiodati ai loro idoli, fissati sui loro idoli, ben saldati, con una ottima saldatura, quale? la paura.

Ma tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia.

Le tue esperienze lo contestano, il tuo esilio babilonese lo mette sotto processo, sotto giudizio. Ma Io te lo dico. Te lo dico come amico. Che ti ricorda la sua storia con te. Ma anche come il tuo Signore. Che ti racconta i momenti di liberazione. Cioè: mette davanti a te la Bibbia. Ecco, che cosa fa questo Io della tua vita, puntata come una spada di luce su di te: ti racconta la Bibbia, ti ricorda la sua storia con te. Dopo quasi 70 anni di esilio babilonese. La memoria di questo Io che è con te non è mai stata così forte, così sentita, come in questi anni senza patria, senza terra, senza tempio. Ma appunto solo con la memoria, con la parola, con la preghiera, col canto. Siamo rimasti Io e Tu.

Un bel colpo di scena anche questa volta: in mezzo a un processo una dichiarazione d’amore. Ecco la causa che Dio mette davanti a noi: una dichiarazione di affetto, una dichiarazione d’amore. Ma tu… amico mio, e quasi da innamorati che trovano le espressioni più inverosimili per chiamarsi con affetto: vermiciattolo. Vermiciattolo!

Certo, a questo punto non è più un processo. Dio non è più sotto processo. Non lo si può più giudicare. Ma solo abbracciare. Non si parla più di Dio. Ma con Dio. Cosa che ci tira fuori, ci salva da una vita vissuta come un processo, come un giudizio, come una condanna, e una condanna a morte. Ma tu… Non temere, io ti aiuto! Non temere, o Giacobbe, vermiciattolo, o residuo d’Israele. Io ti aiuto, dice il Signore.

E questo Signore del Sinai, il Dio del patto, il Dio d’amore, dell’io e tu di una relazione, è anche il Creatore. Dove c’è Dio, la sua Parola, il suo Io che chiama, elegge i suoi Tu, c’è vita, vegetazione, creazione, creatività. Anche nel deserto. Nel deserto tra Babilonia e la Palestina che il residuo di esuli del popolo d’Israele dovrà attraversare per ritornare in patria. Un altro pericolo di morte. Un’altra montagna di preoccupazioni, di problemi, di paure davanti a noi. Ogni monte che si erge sul nostro cammino con Dio deve diventare trasparente per il suo monte, per il monte di Dio, dove sentiamo pronunciare l’Io di quel Dio che ci dà del Tu, dell’amico e del vermiciattolo. E mette altre priorità davanti a noi. Non altri problemi, ma altre priorità. Togliendo gli idoli davanti a noi. Montagne di idoli. Appunto: le preoccupazioni, i problemi, le paure. Idoli che vogliono comandare, giudicare, mettere tutto sotto processo e alla fine condannare, e condannare a morte.

Una parola li sposta. Sì, la fede sposta montagne. Ma tu.

Anche sul monte delle beatitudini, poco prima della cima, del Padre nostro, Gesù diventa molto personale: ma tu, quando fai l’elemosina; ma tu, quando preghi; ma tu, quando digiuni. Ma tu, quando sei con gli altri. Ma tu, quando sei con Dio. Ma tu, quando sei con te stesso. Ma tu.

Gesù è un vero maestro di questo ma tu. In ogni situazione ingarbugliata, complessa, sofferta – il suo spirito è sempre questo: ma tu, cosa dici? Quando tendiamo a giudicare gli altri, a lapidare la donna adultera: ma tu, veramente vuoi scagliare la prima pietra?

Tu non rispondi agli altri, non rispondi a te stesso, ma rispondi a Dio. A quell’Io che ti parlo che la donna samaritana ha incontrato al pozzo. Che per te diventa quel Tu sorprendente e inspiegabile, che va oltre, al di là di ogni esperienza, anche la più brutta, che anzi proprio lì, quando meno te l’aspetti, entra nel processo della vita. Il Salmo, il canto dello stesso tempo del profeta che parla prima di Dio quale mio pastore che non mi fa mancare nulla, all’improvviso, quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, diventa un Tu: Tu sei con me. E io non temerei alcun male. Perché appunto Tu sei con me.

Anche nella più triste circostanza tu non perdi il Tu della vita, tu puoi ancora dare del Tu alla vita. Questo è il segreto del Creatore e della creazione per mezzo della parola di Dio: non è questo o quello, osservato, giudicato, archiviato; non è materia morta da usare e buttare, come ci pare. Ma tutto parla, chiama, interpella. Io e tu. Nel bene e nel male. In buoni e cattivi tempi. Nel dolore come nella gioia. Come uno sposalizio.

E di questo si tratta. Di un patto. Un patto d’amore. Un luogo ospitale. Un dialogo sempre vivo. Dove nuova vita è sempre possibile.

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  • Data: Gennaio 19, 2022
  • Testi:
  • Passaggio: Isaia 41, 8-20