Isaia 40, 12-26
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"Chi ha misurato le acque nel cavo della sua mano o preso le dimensioni del cielo con il palmo? Chi ha raccolto la polvere della terra in una misura o pesato le montagne con la stadera e i colli con la bilancia? Chi ha preso le dimensioni dello Spirito del SIGNORE o chi gli è stato consigliere per insegnargli qualcosa? Chi ha egli consultato perché gli desse istruzione e gli insegnasse il sentiero della giustizia, gli impartisse la saggezza e gli facesse conoscere la via del discernimento? Ecco, le nazioni sono come una goccia che cade da un secchio, come la polvere minuta delle bilance; ecco, le isole sono come pulviscolo che vola. Il Libano non basterebbe a procurare il fuoco e i suoi animali non basterebbero per l'olocausto. Tutte le nazioni sono come nulla davanti a lui; egli le valuta meno che nulla, una vanità. A chi vorreste assomigliare Dio? Con quale immagine lo rappresentereste? Un artista fonde l'idolo, l'orafo lo ricopre d'oro e vi salda delle catenelle d'argento. Colui che la povertà costringe a offrir poco sceglie un legno che non marcisca, e si procura un abile artigiano, per fare un idolo che non vacilli. Ma non lo sapete? Non l'avete sentito? Non vi è stato annunciato fin dal principio? Non avete riflettuto sulla fondazione della terra? Egli è assiso sulla volta della terra, da lì gli abitanti appaiono come cavallette; egli distende i cieli come una cortina e li spiega come una tenda per abitarvi; egli riduce i prìncipi a nulla, e annienta i giudici della terra; appena piantati, appena seminati, appena il loro fusto ha preso radici in terra, egli vi soffia contro, e quelli inaridiscono e l'uragano li porta via come stoppia. «A chi dunque mi vorreste assomigliare, a chi sarei io uguale?» dice il Santo. Levate gli occhi in alto e guardate: Chi ha creato queste cose? Egli le fa uscire e conta il loro esercito, le chiama tutte per nome; per la grandezza del suo potere e per la potenza della sua forza, non ne manca una."

 

Predicazione tenuta mercoledì 8 dicembre 2021
Testo della predicazione: Isaia 40, 12-26
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
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Care sorelle e cari fratelli,

ecco il messaggio consolate, consolate! del secondo Isaia, di Deuteroisaia, dell’«evangelista» tra i profeti della Bibbia ebraica, consolate, consolate! in azione. La consolazione in azione, cura d’anime. Il profeta è vicino al suo popolo, e lo ascolta intensamente, entra in un intenso colloquio pastorale con la sua gente. Hanno grandi difficoltà di accogliere il suo messaggio di speranza. Troppe cose, troppe cose che hanno conosciuto, vissuto, sofferto. Impediscono di porre fiducia nell’annuncio del profeta evangelista. Come noi oggi, anche se non ci hanno distrutto le nostre case, il nostro paese, il nostro tempio, e non ci hanno portato in esilio in Babilonia. Il nostro mondo, con tutto quel che ha conosciuto, vissuto e sofferto, oggi, ha davvero grandi difficoltà di accogliere un Dio che viene, che interviene prendendosi cura di noi. Ognuno di noi, con quel che ha conosciuto, vissuto e sofferto nella sua vita, condivide queste difficoltà, le tante, troppe cose, ostacoli e impedimenti che non ci permettono di porre la nostra fiducia in Dio e nella sua parola. Ma ora accettiamo questo colloquio pastorale con il profeta che ci ascolta.

Dicono: fino a prova contraria è la potenza delle nazioni, la geopolitica, a determinare il destino dei popoli e delle persone. Il piccolo popolo Israele l’ha sperimentato con la superpotenza Babilonia. Come già prima con gli Egiziani e con gli Assiri. E dopo: con la Persia andremo meglio? Poi c’erano i Greci, i Romani, per non parlare dei Tedeschi. Chi è mai intervenuto, venuto ad aiutare, a prendersi cura di noi?

E il profeta risponde: Davanti a Dio le nazioni non sono nulla. Certo, non basta sbrigarsi con una bella affermazione, non basta dire «davanti a Dio», bisogna accompagnarsi fin lì, fino a stare insieme davanti a Dio.

Chi ha misurato le acque nel cavo della sua mano o preso le dimensioni del cielo con il palmo? Chi ha raccolto la polvere della terra in una misura o pesato le montagne con la stadera e i colli con la bilancia? Chi ha preso le dimensioni dello Spirito del Signore o chi gli è stato consigliere per insegnargli qualcosa? Chi ha egli consultato perché gli desse istruzione e gli insegnasse il sentiero della giustizia, gli impartisse la saggezza e gli facesse conoscere la via del discernimento? Ecco, le nazioni sono come una goccia che cade da un secchio, come la polvere minuta delle bilance; ecco, le isole sono come pulviscolo che vola. Il Libano non basterebbe a procurare il fuoco e i suoi animali non basterebbero per l’olocausto. Tutte le nazioni sono come nulla davanti a lui; egli le valuta meno che nulla, una vanità.

Tante domande, la risposta che provocano è una sola: «nessuno!». Un «nessuno!» liberatorio. Nessuno è come te! Isaia vuole riaccendere la lode del Creatore nella sua comunità di esuli sconfitti dalla storia. Se volete: la candela del primo Avvento. Non siamo davanti alle nazioni; non siamo davanti al mondo; non siamo in balia delle nostre conoscenze, esperienze, sofferenze: siamo davanti a Dio.

Dicono: ma qui in Babilonia siamo venuti a conoscere la forza di una cultura, di una religione. Di persone affidabili, capaci, convincenti, in gamba, profeti e pastori, veri personaggi, santi: sono diventati amici, familiari, come un padre, come un figlio per noi; e non come i nostri profeti austeri, impiegati di parole difficili. Siamo venuti a sperimentare degli dèi più alla mano, in ogni momento presenti, visibili, accessibili, toccabili; e non come il nostro Dio intoccabile, inaccessibile, invisibile, assente. Allora come oggi: vince e convince sempre il più abile, il più in gamba, il più forte, il più simpatico, il più alla mano.

E il profeta risponde: Davanti a Dio i principi e i loro idoli non sono nulla. Ovviamente, anche qui: non basta affatto sbrigarsi con una bella frase giusta per aggiustare tutto, non basta dire «davanti a Dio», bisogna accompagnarsi fin lì, fino a stare insieme davanti a Dio.

A chi vorreste assomigliare Dio? Con quale immagine lo rappresentereste? Un artista fonde l’idolo, l’orafo lo ricopre d’oro e vi salda delle catenelle d’argento. Colui che la povertà costringe a offrire poco sceglie un legno che non marcisca e si procura un abile artigiano per fare un idolo che non vacilli. Ma non lo sapete? Non l’avete sentito? Non vi è stato annunciato fin dal principio? Non avete riflettuto sulla fondazione della terra? Egli è assiso sulla volta della terra, da lì gli abitanti appaiono come cavallette; egli distende i cieli come una cortina e li spiega come una tenda per abitarvi; egli riduce i prìncipi a nulla e annienta i giudici della terra; appena piantati, appena seminati, appena il loro fusto ha preso radici in terra, egli vi soffia contro e quelli inaridiscono, e l’uragano li porta via come stoppia.

Le prime due domande: A chi vorreste assomigliare Dio? Con quale immagine lo rappresentereste? la risposta che provocano è una sola: «A nessuno! Con nessuno!». Un altro «nessuno!» liberatorio. Nessuno è come te! Ecco, da questo nessuno, nulla, niente ora comincia a nascere, a crescere qualcosa. Le seguenti domande provocano la curiosità: Ma non lo sapete? Che cosa? Non l’avete sentito? Che cosa? Non vi è stato annunciato fin dal principio? Che cosa? Non avete riflettuto sulla fondazione della terra? Sì, qualcosa sulla creazione, sì. Isaia ci porta dal negativo al positivo, dal no, nessuno, nulla, niente al sì che avevamo pronunciato a suo tempo, ricordandoci il percorso del nostro catechismo, della nostra professione di fede, della nostra storia con Dio. Perché vuole riaccendere la lode del Creatore nella sua comunità di esuli sconfitti dalla storia. Se volete: la candela del secondo Avvento. Non siamo davanti ai principi e i loro idoli; non siamo davanti al mondo; non siamo in balia dei nostri desideri, delle nostre esaltazioni e santificazioni: siamo davanti a Dio.

Dicono: ma qui in Babilonia siamo anche venuti a conoscere una scienza che ti spiega il destino dell’universo, le costellazioni astrologiche, le divinità del sole, della luna, delle stelle e dei numeri. E qui avremmo da aggiungere oggi una miriade di obiezioni scientifiche alla fede in un Dio che interviene nella storia, che viene ad aiutarci e a prendersi cura di noi.

E il profeta risponde: Dio è il Creatore del cielo e della terra. Qui è chiaro che non è una battaglia di parole, di un’affermazione contro l’altra, del «creazionismo» contro l’«evoluzionismo» o «darwinismo». Qui è chiaro che non si tratta di ripetere delle belle frasi dogmatiche catechetiche, non basta dire che Dio è il Creatore, ma bisogna accompagnarsi finché non ci abbandoniamo al Creatore, finché non ci rimettiamo insieme nelle sue mani. E ci facciamo riformare, plasmare da lui.

«A chi dunque mi vorreste assomigliare, a chi sarei io uguale?», dice il Santo. Levate gli occhi in alto e guardate: chi ha creato queste cose? Egli le fa uscire e conta il loro esercito, le chiama tutte per nome; per la grandezza del suo potere e per la potenza della sua forza, non ne manca una.

Alle prime due domande: A chi dunque mi vorreste assomigliare, a chi sarei io uguale? la risposta non può che essere una sola: «A nessuno!». Un «nessuno!» liberatorio. Nessuno è uguale a te! Tu sei unico! E qui si fa sentire il linguaggio degli innamorati, qui si fa sentire l’amore. Pochi sono coloro che sul letto di morte richiedono che qualcuno rilegga loro qualche pagina di un manuale scientifico. Ma una poesia d’amore, il messaggio di consolazione di Deuteroisaia lì hanno un senso.

Poi arriva il momento decisivo, l’invito di rialzare la testa: Levate gli occhi in alto e guardate, con una nuova domanda: chi ha creato queste cose? Come Gesù nel sermone sul monte quando ci dice: Non siate in ansia per la vostra vita… e poi ci fa alzare la testa: Guardate gli uccelli del cielo! (Matteo 6,25s.). Levate gli occhi in alto e guardate, chi ha creato queste cose?

Ora siamo davvero davanti a Dio, anzi nelle sue mani, creature della sua creazione. Nelle mani del Creatore dell’universo e del Signore della storia, nelle mani del Dio d’amore che annienta la preoccupazione, la paura, annulla l’oppressione. E riaccende – se proprio volete: la candela del terzo Avvento – la lode nei nostri cuori e nelle nostre bocche, rimette nelle nostre bocche e nei nostri cuori un cantico nuovo.

Mentre siamo ancora a Babilonia, sommersi fino al collo nelle nostre preoccupazioni, nelle nostre ansie e oppressioni. Cantiamo, cantiamo.

Ecco la consolazione, in tre passaggi: Davanti a Dio le nazioni non sono nulla. Davanti a Dio i principi e i loro idoli non sono nulla. Dio è il Creatore del cielo e della terra.

Avete notato? Sempre meno parole, alla fine, al terzo passaggio, solo alcune poche parole decisive, ma molta contemplazione della bellezza della creazione: chi ha creato queste cose? Una contemplazione quasi silenziosa, mistica. Ecco: sempre meno parole, sempre più musica e lode: abbandonarsi a Dio, consegnarsi a Dio, confidare in Dio. Stare davanti a Dio. Non dire di stare davanti a Dio, ma starci veramente. Similmente parla il filosofo danese Søren Kierkegaard della preghiera: «Mentre la mia preghiera si faceva più raccolta ed interiore, sempre più venivano meno parole da esprimere. Infine tacqui. In me si verificò ciò che vi è di più opposto al parlare: diventai uno che ascolta. Dapprima pensavo che pregare fosse parlare. Ho imparato che pregare non è solo tacere, ma ascoltare. Pregare non significa ascoltare le proprie parole, ma stare in silenzio e aspettare, finché diventi possibile ascoltare la voce di Dio».

Il profeta ci mette davanti a Dio. Dove ci scopriamo inguaribili peccatori. Non guaribili, ma sempre curabili. Perdonati. Consolati. Consolati, consolati. Perché riscopriamo non solo chi siamo e come siamo messi noi, ma anche il Creatore, il Dio d’amore. E cantiamo. E il nostro canto sia un segno efficace a indicare una via e accompagnare su questa via i paurosi come noi, gli ansiosi come noi, gli intimiditi come noi, gli oppressi e rassegnati come noi, camminando e cantando insieme verso la nostra «unica consolazione in vita e in morte» (Catechismo di Heidelberg, I° domanda). In Cristo Gesù.

Dettagli
  • Data: Dicembre 8, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Isaia 40, 12-26