II Lettera ai Corinzi 9, 6-15
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"Ora dico questo: chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina abbondantemente mieterà altresì abbondantemente. Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso. Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quel che vi è necessario, abbondiate per ogni opera buona; come sta scritto:«Egli ha profuso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno». Colui che fornisce al seminatore la semenza e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra e accrescerà i frutti della vostra giustizia. Così, arricchiti in ogni cosa, potrete esercitare una larga generosità, la quale produrrà rendimento di grazie a Dio per mezzo di noi. Perché l'adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce ai bisogni dei santi ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio; perché la prova pratica fornita da questa sovvenzione li porta a glorificare Dio per l'ubbidienza con cui professate il vangelo di Cristo e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti. Essi pregano per voi, perché vi amano a causa della grazia sovrabbondante che Dio vi ha concessa. Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!"

 

Predicazione tenuta domenica 3 ottobre 2021
Testo della predicazione: II Lettera ai Corinzi 9, 6-15
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Care sorelle e cari fratelli,

proprio oggi, all’insediamento, il testo della predicazione ci propone il tema della colletta. La prima cosa di cui parlare è la colletta. Avrei preferito, avremmo preferito parlarne dopo, più tardi, alla fine. Un nostro confratello di origini svizzere, qualche mese fa, mi disse dopo il culto: «il bello di queste regole anti-Covid è che, finalmente, la colletta si dà all’uscita». Prima, durante il culto, imbarazza. Parlare di soldi imbarazza, fa fare brutta figura. Come se fossimo interessati al denaro e non a Dio. A prendere e non a dare. Che figura che faccio, che imbarazzo! Il giorno dell’insediamento, partiamo bene! Che vi devo dire, le casse della nostra chiesa sono vuote, dobbiamo ancora raccogliere 23000 euro di contribuzioni entro la fine dell’anno. Ma non è quello che vi devo dire, lo sapevate già. E, se non lo sapevate, adesso lo sapete. Quello che vi devo dire invece è quel che l’apostolo Paolo aveva dovuto dire alla chiesa di Corinto.

Sono ben due capitoli, i capitoli 8 e 9 della seconda lettera ai Corinzi che l’apostolo dedica alla colletta. Forse era addirittura un’intera lettera apposita dedicata alla colletta. Non solo: l’apostolo dedicava almeno due capitoli della sua biografia, buona parte della sua vita alla colletta da portare regolarmente alla chiesa madre di Gerusalemme. Viaggi lunghi e faticosi, rischiando di morire, pur di portare la colletta alla chiesa delle origini, a Gerusalemme. E pensare che con quelli di Gerusalemme Paolo non andava neanche tanto d’accordo: una volta, prima di andare, aveva persino scritto il suo testamento, meglio conosciuto come lettera ai Romani. La colletta è la vita dell’apostolo.

E, come se non bastasse, per descrivere che cosa sia la colletta, l’apostolo ricorre all’immagine, alla metafora, alla parabola del seminatore, la parabola delle parabole per la parola di Dio, il seminatore, il Cristo stesso. L’icona del dare, della generosità, a prescindere dagli ostacoli, dalle diverse qualità dei terreni – affidarsi a Dio. Semina e raccolta, non ancora spiegate scientificamente, per gli antichi avevano sempre qualcosa di miracoloso, di meraviglioso, c’era di mezzo la mano di Dio. Ecco: nella colletta c’è di mezzo Dio, nella colletta c’è la mano del Cristo. Ecco, perché non la possiamo gestire come vogliamo noi. Ecco, perché dev’essere libera, non possiamo metterci mano noi costringere, intimare, ricattare nessuno. È e deve rimanere una delibera in cuor tuo. Ed ecco, perché ne dobbiamo parlare, predicarla, praticarla: perché c’è di mezzo Dio, nella colletta c’è la mano del Cristo. E noi siamo nelle sue mani, mani che danno. Lo sentiamo, perché proprio nel momento della colletta qualcosa, qualcuno tocca la nostra coscienza, mette mano alle nostre coscienze. Con la colletta, con l’offerta non siamo mai a posto, la chiesa, nessuna chiesa al mondo è a posto con il denaro, c’è sempre una sorta di imbarazzo. Come se Cristo stesso mettesse la mano nel nostro portafogli, nei fogli della nostra vita che portiamo con noi. Come il seminatore mette la mano nel sacchetto della semenza. Sì, in qualche modo, nella colletta c’è di mezzo Dio, nella colletta c’è la mano del Cristo seminatore. Infatti, tutto il discorso dell’apostolo culmina nell’ultima parola: Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile! Se puoi dire questa parola insieme all’apostolo, cogli il profondo senso, la profonda motivazione evangelica della colletta: Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile! Se fai tua questa parola apostolica, cogli Dio e il suo amore in Cristo: Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!

Nella colletta c’è qualcosa di ineffabile. La colletta tiene insieme qualcosa, tiene misteriosamente insieme qualcosa, qualcosa che noi separiamo. Lo dice la parola «colletta» stessa, appunto, «tiene insieme»:

- anzitutto due culture completamente separate l’una dall’altra: i greci di Corinto e gli ebrei di Gerusalemme. Chi sono quegli ebrei di Gerusalemme? Sono lontani, non c’entrano niente con noi, con la nostra vita e i suoi problemi quotidiani a Corinto, non li conosciamo neanche! Dare qualcosa per migliorare le condizioni attorno a noi stessi sì, questo ha un senso, così vediamo gli effetti, i frutti, così raccogliamo anche la gratificazione per le nostre offerte. No, la colletta va lontana, a Gerusalemme. Come se non bastasse, da coloro che hanno mostrato un atteggiamento ostile nei nostri e nei confronti del nostro apostolo. Proprio da loro l’apostolo porta la colletta e, con essa, il perdono. Letteralmente: per-dono, per dono di Dio. Come il seminatore va avanti, va oltre, non si lascia fermare dagli ostacoli della terra, dalle diverse qualità di terreno. E questa è la chiesa di Gesù Cristo: dare, non prendere, aspettarsi sempre qualcosa dagli altri; non una sola cultura, ma l’insieme delle culture (le monoculture sono dannose!) fondato sul perdono del Cristo seminatore. Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!

- In secondo luogo, la colletta di cui ci parla l’apostolo tiene insieme due comportamenti, due etiche che ci dividono, che ci separano. C’è chi sostiene che quel che conta è l’intenzione, la buona volontà, a prescindere dai risultati. E c’è chi dice il contrario: quel che conta è il risultato, a prescindere dalle tue intenzioni e dalla tua volontà. Queste due etiche dividono anche il mondo politico da qualche secolo in socialisti (più orientati all’intenzione) e liberali (più orientati al risultato). I due discorsi che noi difficilmente riusciamo, anzi, non riusciamo a tenere insieme (e dividono il mondo), nel discorso dell’apostolo – come anche nel discorso sul monte di Gesù – sono sempre tenuti insieme: conta la buona volontà sì, ma anche il risultato. La volontà è buona in quanto il cuore, la coscienza è toccata da Dio, e la crescita, un moltiplicarsi di gioia, ringraziamenti e nutrimento reciproco, è assicurata dalla condivisione che riceve il perdono e la vita dalle mani del Cristo. Che va oltre le nostre divisioni, oltre le nostre convinzioni, come appunto il seminatore. Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!

- E, in terzo luogo, la parola apostolica della colletta tiene insieme quel che noi separiamo sempre: il dono e il donatore. Prendiamo il dono, ma dimentichiamo il donatore. Prediamo l’ostia, gestiamo il corpo di Cristo, ma Cristo lo dimentichiamo – e poi ci vuole una Riforma che ce lo ricorda. Prendiamo la Bibbia, Parola di Dio, la insegniamo, la gestiamo, ma Dio non c’è – e poi ci vuole una Riforma che ce lo ricorda. Prendiamo la vita, il dono della vita, ma dimentichiamo il donatore della vita. Il dono sì che ci interessa, ma una relazione con il donatore è difficile. Il dono della grazia lo prendiamo, ma manchiamo di gratitudine. Ecco, la parola, la predicazione apostolica della colletta tiene insieme dono e donatore, perché questo donatore dona sé stesso. Tiene insieme grazia e gratitudine, come domanda e risposta, come dialogo, comunicazione, comunione, relazione. Tiene insieme Dio e il prossimo, noi e Dio, tenuti insieme dalle mani del Cristo. Ecco: nella colletta c’è di mezzo Dio, c’è di mezzo la mano del Cristo vivo in mezzo a noi. Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!

Ho sentito di un altro – per caso! – svizzero che ha detto: «questi due capitoli della II Corinzi mi sono costati 6000 franchi!» Questa parola apostolica l’aveva trasformato in un donatore. Ecco l’efficacia della parola. La parola di Dio non è solo una parola di buona volontà, di buona intenzione, ma anche una parola efficace, che fa quel che dice. Sì, forse aveva sentito la mano di Dio stesso nelle parole del suo apostolo mettere mano nel suo portafogli, nei fogli, nelle carte appunto della sua vita che porta con sé. Comunque qualcosa, qualcuno l’aveva toccato. E se quel qualcuno era Dio avrà sentito gioia. Proviamo gioia, quando la mano dolce e compassionevole del suo Cristo ci tocca il cuore. Non c’è più grande gioia di quella della condivisione, di essere in sintonia, di fare qualcosa insieme. Insieme a colui che come il seminatore va avanti, va oltre, insieme a colui che nel suo cuore non è altro che dare, non è solo una gioia ma una gioia ineffabile.

Per un insediamento la colletta è certo un discorso scomodo. Mi rendo conto che non è un insediamento su una sedia, in una sede prestigiosa quale questa chiesa di Roma. Mi ricorda che un pastore è anzitutto un membro di chiesa come tutti gli altri che deve dare la sua contribuzione. Chiamato non a sedersi, ma a dare: perché? Perché siamo nelle mani del Cristo, mani che danno. Chiamato non a prendere, ma a dare. Non ad aspettarsi chissà che cosa dagli altri e da sé stesso, ma di aspettare gli uni gli altri e tutti insieme il Signore. Nella gioia di essere insieme non tanto credenti convinti quanto donatori gioiosi, nella gioia di poter pronunciare, predicare, pregare, mangiare, bere e vivere insieme questa parola: Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!

In Cristo Gesù.

Dettagli
  • Data: Ottobre 3, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: II Lettera ai Corinzi 6, 9-15