Genesi 1, 3-5
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"Dio disse: «Sia luce!» E luce fu. Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce «giorno» e le tenebre «notte». Fu sera, poi fu mattina: primo giorno."

 

Predicazione tenuta mercoledì 13 ottobre 2021
Testo della predicazione: Genesi 1, 3-5
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
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Care sorelle e cari fratelli,

nel principio Dio creò i cieli e la terra. La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. Su queste prime parole ci siamo soffermati mercoledì scorso, e abbiamo visto che non sono solo la cornice, ma che dipingono lo sfondo del quadro stesso non solo della Genesi, non solo del principio, ma dell’intera Bibbia fino alla risurrezione del Cristo. Ecco la croce: La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. Ed ecco la risurrezione: nel principio Dio creò i cieli e la terra. Non è solo la cornice, ma il quadro stesso. Non solo della Bibbia, ma della vita stessa.

Oggi viviamo insieme il principio di questo creare. Azione tutta riservata a Dio. Qui c’è solo Dio, qui agisce Dio soltanto. Non c’è nessun altro. Nemmeno una forza non meglio definita, informe e vuota, tenebrosa e caotica. Tutto ciò è nulla. Nel principio c’è solo Dio, e solo Dio creò i cieli e la terra. Ma per dire «nulla» l’unico modo adeguato di parlare sarebbe il silenzio assoluto. Anche dicendo «nulla» si dice qualcosa. Dio crea dal nulla che i sacerdoti di Babilonia osano descrivere con parole che hanno trovato nei racconti babilonesi di creazione, appunto che la terra era informe e vuota, tenebrosa, caotica. Nulla.

Oggi viviamo dunque il principio di questo creare. Che porta il primo sprazzo di luce, come in un dipinto del Caravaggio o del Rembrandt, nel nostro quadro. E suona così: Dio disse: «Sia luce!» E luce fu. Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce «giorno» e le tenebre «notte». Fu sera, poi mattina: primo giorno.

Le cose cominciano a prendere forma. Ecco guardiamo – ora che c’è un po’ di luce, ora che possiamo osare questo sguardo – anzitutto la forma di queste prime parole di Dio. Sarà la forma di tutte le altre opere che seguono.

L’introduzione è sempre la stessa, le due parole monumentali, fondamentali della Bibbia e della vita: Dio disse.

Poi segue un ordine, quasi militare. «La vita è un ordine superiore che non si discute», diceva Giovanni Miegge osservando i montanari valdesi di Massello. E alla fine della creazione si legge: Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l’esercito loro. Ecco, un ordine, quasi militare: «Sia luce!»

Segue l’effetto, l’esecuzione di quest’ordine: E luce fu. Poi la valutazione: Dio vide che era buona.

Infine, l’inquadramento. L’inquadramento nel tempo, nella storia, nella realtà: Fu sera, poi mattina: primo giorno.

Ecco la forma dell’opera creativa: introduzione, ordine, esecuzione, valutazione, inquadramento. Ci dà la forma, il metodo di un lavorare creativo: prima si parla, si arriva a una delibera, la si esegue, e poi – cosa che spesso dimentichiamo – si fa una valutazione e, infine, non ci si dimentichi di inquadrare il tutto in un quadro temporale più ampio, di lasciare una nota scritta, storica, per i posteri negli archivi. Qui si impara a lavorare con metodo. Che non è il contrario dell’essere creativi (talvolta pensiamo di essere creativi quando siamo caotici), ma il presupposto formale per esserlo. Una parola formativa, strutturante che ci forma, o come noi ripetiamo sempre ci ri-forma, essendo la chiesa «riformata», ma poi ci dimentichiamo come continua questo titolo abbreviato: «chiesa riformata secondo la Parola di Dio». Non siamo figli di Baal, di un dio caotico e orgiastico, ma figli del Dio del Sinai, dell’ordine e della pace.

Guardiamo ancora questa forma dell’opera creativa: si intravvedono anche i modelli delle varie teologie. Certo delle teologie della parola, che partono da Dio disse e da nient’altro. Per teologie di altra e varia natura qui non c’è nessun posto. Poi ci sono teologie della parola che tengono strettamente insieme l’ordine sia luce! e l’effetto luce fu. Altre ci mettono tante interpretazioni umane e umanistiche di mezzo. E su questo punto si scontrano Lutero e Zwingli nell’interpretare le parole dell’istituzione della Cena del Signore: questo è il mio corpo sono parole che creano quel che dicono o parole simboliche? La teologia luterana poi si ferma dopo la valutazione divina, alla giustificazione per sola grazia: la luce era buona, celebrando lo stupore divino, la sola grazia dello sguardo divino che salva le sue creature. Mentre i calvinisti osano come i sacerdoti di Babilonia anche l’inquadramento temporale, nella storia, nella realtà: fu sera, poi mattina: primo giorno. Ricreando una nuova religione in senso proprio, cioè qualcosa che ti lega, che lega in senso ebraico appunto la bestia che è in noi, a un ritmo, a una osservanza quotidiana e sabbatica.

Quest’inquadramento non era facile: le opere della creazione sono otto, ma andavano inquadrate in sette giorni. Per quanto riguarda la prima opera è difficile parlare di un lavoro di giornata. Dio disse: «Sia luce!» E luce fu non dura un giorno, ma solo un attimo. Un attimo sfuggente. Vi potete immaginare come proprio Calvino polemizzava con chi pensasse che Dio non avrebbe lavorato abbastanza, individuando nello schema dei sette giorni un esempio classico del suo pensiero dell’adattamento: Dio adatta con questi sette giorni la sua creazione a noi, al nostro tempo, al ritmo della vita quotidiana.

A noi adatta la sua creazione imperscrutabile, indescrivibile, ineffabile. La sua parola, e basta. Basta la sua parola. Quel che avviene è fondamentale, monumentale. E così anche la lingua è monumentale, fondamentale, corrisponde perfettamente a ciò che dice: frasi semplici, chiare, nessuna frase è subordinata all’altra: Dio Disse: «Sia luce!» E luce fu.

Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce «giorno» e le tenebre «notte». Fu sera, poi mattina: primo giorno.

C’è la sua parola, e basta. Non c’è nessuna possibilità per noi di andare oltre la sua parola. Non possiamo guardare dietro la parola come dietro il sipario del teatro. Nulla precede Dio disse. Ma tutto quello che è segue, è conseguenza di Dio disse, della sua parola. Come scrive Giovanni nel principio del suo Evangelo: Nel principio era la Parola.

Nella prima parte del Faust di Goethe il dottor Faust è nel suo studio, significativamente alla luce della sua lampadina: «Quando nel nostro angusto studiolo torna a brillare la lampada amica anche nel petto si rifà luce». Come noi quando studiamo la parola. Poi apre la Bibbia e legge: In principio era la Parola. E dice: «Eccomi già inceppato! Chi mi aiuta a districarmi? Non posso proprio dare alla parola una sì grande dignità. Devo tradurre altrimenti (ecco il nostro guardare dietro il siparietto!); e se ben m’illumina lo Spirito, ecco che sta scritto: In principio era il Pensiero (penso ergo sono). Medita questa prima riga, non aver troppa fretta! È poi proprio il pensiero che tutto opera e crea? Forse dovrei scrivere: In principio era la Forza. Ma già mentre traccio questo vocabolo, qualcosa mi ammonisce che non mi arresterò lì (siamo agli albori della rivoluzione industriale!). Ed ecco che lo Spirito m’illumina (in pieno illuminismo!), ecco ch’io ci vedo chiaro. Appagato scrivo finalmente: In principio era l’azione. Certo, con la rivoluzione industriale, anche la parola è diventata azione: Tu sei quello che fai; e se non fai, tu non ci sei. I cieli e la terra sono diventati un meccanismo, una macchina sempre più veloce che nessuno frenerà mai più. E non ti arresterai lì: non fai mai abbastanza.

Ma il testo biblico parla semplicemente dell’atto di parlare. Non un parlare, un pronunciamento generico, ma intende un ordine, il parlare più vincolante noto a noi umani, come un atto notarile. Un parlare che fa. Non la parola. Ma un parlare che fa. Con una certa ironia dobbiamo constatare che la rivoluzione del Faust è più vicina al testo biblico che il prologo di Giovanni: In principio era la Parola (se quella Parola non fosse Gesù).

Dio crea con la sua parola non solo all’inizio, ma è il suo agire nella storia. Qui abbiamo a che fare con il preludio, l’introduzione di questo suo modo di agire nella storia. Dio disse ad Abramo. Dio disse a Mosè. Dio disse ai profeti. Gesù è quel Dio disse, quel Dio agì, in carne e ossa.

La differenza qui sta nel fatto che Dio parla, ma non c’è ancora orecchio che lo possa ascoltare. Dio ordina e non c’è nessuno che possa eseguire. Questa è la differenza del creare. Oppure è magia. Sì, queste parole sarebbero magia se le separassimo dalla storia, dall’inquadramento nella realtà in cui Dio agisce con la parola.

Qui Dio crea luce. I primi tre atti di creazione non sono sostanze, ma separazioni. Dio crea separando. Qui batte il cuore degli psicologi: separazioni non sono solo drammi, ma anche il principio di nuova vita, di maturazione, di crescita. Momenti creativi. E qui siamo nella storia: la separazione, le separazioni che Israele ha dovuto affrontare e sopportare nella crisi dell’esilio babilonese. E proprio quell’esilio risultò alla fine il tempo più proficuo di tutta la storia d’Israele. Lontano dal tempio, lontano dalla terra, si scopre l’importanza della parola, della preghiera, del canto, della memoria, della fede. Come minoranza lontana dalla patria, privata dei suoi luoghi del cuore, si scopre l’importanza del tempo: ci vediamo sabato, ovunque siamo, il settimo giorno è shabbat. La separazione tra luce e tenebre (che non sono le tenebre del versetto precedente!) non è materiale, spaziale, ma temporale, rende possibile lo sviluppo dell’ordine temporale che porterà ogni crisi umana al riposo, alla pace.

Dio crea la luce, e solo la luce. Dio non crea le tenebre. E la luce è buona, e solo la luce è buona. Agli occhi suoi. Questo è il punto decisivo: è buona agli occhi suoi. Nulla è buono di per sé. Il giudizio assoluto, il bene e il male si sottrae al nostro giustizio, è possibile soltanto agli occhi di Dio, nella sua visione, sotto il suo sguardo. Dio riconosce la sua creatura. Riconoscere è parte dell’atto creativo. Dopo, quando ci saranno le creature, questo riconoscere, questa visione di Dio, questo sguardo di Dio, questo stupore di Dio diventa la lode del creatore. Una lode in risposta alla sua parola. Senza la sua parola non c’è lode. Non c’è riconoscimento. Prima c’è la sua parola, e questa parola fa sì che riconosciamo la sua creazione. La parola rivolta ad Abramo, a Mosè, ai profeti, a noi in Gesù di Nazaret. La monumentale semplicità del sia luce e luce fu si ripete nel seguimi! e lo seguì della chiamata di Matteo (Caravaggio!). La parola, la chiamata precede il riconoscimento, crea la lode della creazione. La creazione non è la prima cosa da scoprire, ma l’ultima. Alla luce della parola scopriamo di essere creature di Dio.

Di un Dio di parte, sbilanciato: solo la luce è buona. La separa dalle tenebre, mettendola in salvo, come il suo tesoro che sono i suoi che poi chiamerà: voi siete la luce del mondo. Quella luce che precede ogni altra luce, la luce che precede la creazione del sole di ben tre giorni. La luce della sua parola, la parola della sua luce.

Dopo questa separazione certo rimane la notte. Ma appunto solo la notte. Non le tenebre. Non il caos minaccioso. Ma solo una notte. Certo, la notte, prima della rivoluzione industriale, era veramente notte, buio pesto. Ma solo una notte. Poi passa.

Dio separa e nomina. Nominare non è appiccicare etichette alla conserva o alla marmellata, ma un atto di potere. Il potere della definizione, della nomination. Le tenebre che Dio non ha creato, Dio le nomina «notte». Il potere delle tenebre è limitato, cari fratelli e care sorelle nell’esilio babilonese, care sorelle e cari fratelli che state attraversando le crisi, le tenebre più angosciose del mondo: notte, solo una notte. Poi fu mattina: primo giorno.

Il primo giorno della creazione, quella luce del primo giorno della creazione, il primo giorno della settimana, quella luce del giorno della risurrezione, illumini, si rifletta, risplenda nei vostri cuori e nei vostri pensieri!

In Cristo Gesù.

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  • Data: Ottobre 13, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Genesi 1, 3-5