Deuteronomio 6, 20-25
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"Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: «Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste prescrizioni che il SIGNORE, il nostro Dio, vi ha date?» Tu risponderai a tuo figlio: «Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il SIGNORE ci fece uscire dall'Egitto con mano potente. Il SIGNORE operò sotto i nostri occhi miracoli e prodigi grandi e disastrosi contro l'Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa, e ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci. Il SIGNORE ci ordinò di mettere in pratica tutte queste leggi e di temere il SIGNORE, il nostro Dio, affinché venisse a noi del bene sempre ed egli ci conservasse in vita, come ha fatto finora. Questa sarà la nostra giustizia: l'aver cura di mettere in pratica tutti questi comandamenti davanti al SIGNORE nostro Dio, come egli ci ha ordinato»."

 

Predicazione (riassunto) tenuta domenica 12 settembre 2021

Testo della predicazione: Deuteronomio 6, 20-25

Predicatore: Mario Cignoni

 

La riflessione parte dal passo di Deuteronomio 6,20-25: “Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: “Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste prescrizioni, che il Signore, il nostro Dio, vi ha date?”. Tu risponderai a tuo figlio: “Eravamo schiavi di Faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente...”.

Notiamo che vi è un presupposto, cioè che vi sia in noi, nella chiesa una responsabilità, un essere, anche un comportamento formale che provochi la domanda. “papà, mamma, zio, nonna che vuol dire…. Perché…..?”. Se questo non c'è – se a casa nessuno legge la Bibbia, se non ci si rivolge a Dio nella preghiera, se non si frequenta la chiesa, se non si implora il perdono di Dio, se quindi le nostre caratteristiche di credenti sono tenute nascoste, se non vivi la fede, la domanda non può neanche nascere. Noi possiamo anche impedire a domande, forse profonde, di venire a galla. Se nessuno ci domanda niente forse è perché non vede in noi niente che rimandi a Dio, niente che segnali la nostra fede.

Alla domanda segue la risposta di chi è interrogato: “Tu risponderai”.

TU, non un altro, la responsabilità della risposta è personale ed è un dovere. Non rimarrai chiuso in te stesso, non rinvierai ad un altro tempo o a un'altra persona. Non te ne starai zitto con la scusa che si tratta di cose personali, private, e che ognuno la vede a modo suo, ma ti metterai in gioco, ci metterai la tua faccia. Tu che vai in chiesa da una vita, tu che dici di crederci, tu che conosci le Scritture, tu che sei più maturo, TU “Risponderai” un futuro che è anche imperativo.

Darai una risposta personale, che non vuol dire a casaccio, ma una risposta che si inserisce nella risposta della chiesa. Questa risposta ha, secondo il testo del Deuteronomio cui facciamo riferimento, tre caratteristiche:

 

  1. La testimonianza sarà data, raccontata, esposta.

Fratelli e sorelle dobbiamo sapere dare la nostra testimonianza. A volte siamo scettici, pensando a quelle occasioni nelle quali abbiamo sentito dire come testimonianze delle banalità grossolane. Ma noi sappiamo testimoniare? Non si tratta di indottrinare, ma di sapere narrare la storia dell'incontro con Dio e della sua opera. Dio ha aperto il Mar Rosso...... Non si tratta neanche di mettersi in mostra ma di saper rendere conto della speranza che è in noi. Da quanto tempo non lo facciamo? Ci nascondiamo dietro il fatto che non siamo capaci, preparati, adatti… ci nascondiamo cioè dietro un dito. Dobbiamo imparare, imparare di nuovo, o imparare meglio a raccontare la fede con semplicità e con attenzione, con delicatezza, come se parlassimo, appunto, a un figlio. Prendendo del tempo, parlando alla sua portata (non tirando fuori termini teologici tecnici), cercando le parole adatte.

 

  1. La testimonianza sarà esplicita: il Signore ha operato, liberato... Il Signore sta al primo posto nella testimonianza.

La testimonianza sarà dunque esplicita. Parlerai di Dio. Non sarà implicita, del tipo: quando siamo usciti dall'Egitto è successo che.... ma “il Signore ci ha fatto uscire dall'Egitto con mano potente”. Non è scontato, né ovvio che sia stato il Signore e quindi va detto. Non si tratta solo di parlare di libertà, di laicità, di responsabilità, di democrazia, di serietà, di contestazione, di riforme, ma di parlare di Dio. Sì, vorrei sapere parlare di Dio e anche vorrei ascoltare qualcuno che mi parli di Dio. Dobbiamo anche essere capaci di razionalizzare e individuare quanto è essenziale nella testimonianza “il Signore ha aperto il Mar Rosso”: conoscere la salvezza, saperla identificare, esserne coscienti. Riconoscere da una parte la quotidianità del rapporto con Dio, dall'altra anche i momenti di svolta, dove siamo entrati in crisi e cresciuti.

 

  1. La testimonianza sarà ancorata alla Bibbia.

Il riferimento biblico è fondamentale. La generazione dell'Egitto è passata e noi ora, come gli ebrei che leggevano e leggono questo passo, riconosciamo l'opera di Dio attraverso l'insegnamento di questo libro, che naturalmente diventa attuale e vivo. Cioè non risponderai a vanvera, ma la tua risposta sarà informata alla Bibbia e conforme all’insegnamento biblico. Non andrai ‘oltre’. “Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio”, ammonisce la Seconda lettera di Giovanni. Non tirerai fuori santi e madonne (e qui non c'è questo rischio) ma neanche filosofie, tradizioni, spiegazioni che siano frutto soltanto della logica e nascondano il mistero e l'opera di Dio. Tirerai fuori la Bibbia. Dobbiamo conoscere più direttamente e meglio le Sacre Scritture. E ricordiamoci che il rapporto diretto con le sacre Scritture rappresenta nel contesto odierno anche un baluardo, una difesa contro pretese gerarchiche e dogmatiche che piovono dall'alto, e provoca un collegamento con il pluralismo dei contributi e in questo diviene un veicolo di libertà per noi e per gli altri. Figlio mio, la Bibbia aperta al libero esame di una umanità moderna ti rivelerà sempre meglio il Cristo dei vangeli, fermento di una vita nuova per te, per il paese e per le stesse chiese che non sono esentate dal riconfrontarsi continuamente con la Parola scritta.

Dettagli
  • Data: Settembre 12, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Deuteronomio 6, 20-25