Atti degli Apostoli 2, 14-21
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"Ma Pietro, levatosi in piedi con gli undici, alzò la voce e parlò loro così: «Uomini di Giudea, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, vi sia noto questo, e ascoltate attentamente le mie parole. Questi non sono ubriachi, come voi supponete, perché è soltanto la terza ora del giorno, ma questo è quanto fu annunziato per mezzo del profeta Gioele: “Avverrà negli ultimi giorni”, dice Dio, “che io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni, e i vostri vecchi avranno dei sogni. Anche sui miei servi e sulle mie serve, in quei giorni, spanderò il mio Spirito, e profetizzeranno. Farò prodigi su nel cielo e segni giù sulla terra, sangue e fuoco, e vapore di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore. E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato”."

 

Predicazione tenuta domenica 23 maggio 2021
Testo della predicazione: Atti degli Apostoli 2, 14-21
Predicatore: pastore Emanuele Fiume
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

“Questi non sono ubriachi!” è la prima affermazione della prima predicazione cristiana. È la parola di Dio a tutto il mondo. In tutte le lingue Cristo è annunciato. Lo Spirito coinvolge in questo annuncio di Cristo. Tutti sono chiamati in Cristo ad essere parte del compimento della promessa annunciata dal profeta Gioele. Il discorso di Pietro è il primo sermone, come lo intendiamo noi oggi, pronunciato nella Storia della chiesa cristiana. Le parole di Pietro, ispirate dallo Spirito di Dio, portano gli ascoltatori a riconoscere che il Gesù che è venuto è il Cristo, è il Messia, cosa che anche oggi ogni sermone evangelico direi che dovrebbe fare. Questo sermone ci insegna che cosa lo Spirito Santo fa e, se volete, anche che cosa non fa.

Lo Spirito Santo fa sì che la comunità dei credenti chiami il mondo ad aprire gli occhi davanti alla verità del suo Salvatore.

Quando? La risposta è molto semplice: “Negli ultimi giorni”. Aiuto! L’apocalisse! No! Gli ultimi giorni sono i giorni in cui la Storia di Gesù Cristo condiziona la Storia dell’umanità, in cui Gesù condiziona l’umanità, in cui Gesù condiziona te. Non tutto ciò che avviene, avviene per volontà sua, ma anche nelle situazioni più difficili può essere detta quella parola che porta efficacemente, che porta davvero a lui. Dal momento che Gesù è risorto fino ad oggi, noi siamo negli ultimi giorni. Dopo, quando il Signore ritornerà a giudicare il mondo, non ci saranno più giorni. Ci sarà un solo giorno eterno. Negli ultimi giorni Dio farà opere prodigiose. Le ha fatte? Voi direte prudentemente: “Mah, forse non ancora… aspettiamo di vedere… abbiamo fiducia…”. Allora rileggete la storia della morte e della resurrezione di Gesù. È tutto normale, tutto come è sempre stato e sempre sarà? Gesù Cristo, ucciso, risvegliato alla vita, elevato al cielo alla destra di Dio. Questi sono i segni che Dio ha fatto in terra e in cielo, i prodigi degli ultimi tempi in cui abbiamo il privilegio di vivere. E in questi ultimi giorni lo Spirito di Dio viene donato ai discepoli di Cristo. Noi viviamo nel tempo in cui lo Spirito è presente, è attivo, è efficace. Il tempo della fine del mondo, della fine di un mondo che opprime e che lacera se stesso. Questo è l’annuncio del regno di Dio: annunciare il “game over” al mondo mortale, mortale perché uccide e mortale perché  muore. Ma, nonostante ciò, noi veniamo istruiti, persuasi, docilmente e irresistibilmente convinti dallo Spirito santo a contemplare la parola della misericordia di Dio e della sua salvezza.

Come? “Spanderò il mio Spirito sopra ogni persona, i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni e i vostri vecchi avranno dei sogni” Cioè Dio diventa attuale e vicino alla vita di tutti. La rivelazione è e resta un’occasione rara e perciò preziosa da non lasciarsi sfuggire, ma a questa occasione i membri del popolo di Dio vengono preparati, vengono guidati. “Profetizzare” non significa predire, significa parlare al posto di Dio, con il suo mandato, con la sua ispirazione, e quindi dire la sua parola. I sogni e le visioni erano modi in cui nell’antichità, in tutta l’antichità si avvertiva la presenza di Dio nella propria vita. Poi arriva il dottor Freud e definisce il sogno “la via regia verso l’inconscio”. Ma soprattutto nell’inconscio, noi non siamo soli. Lo Spirito Santo viene sparso su tutti, entra in tutti, riportandoli alla parola di Dio detta fuori di loro. Lo Spirito Santo non si esibisce in fenomeni particolari o particolarmente strani, non è esibizione, non è intimismo. Riporta il popolo all’attenzione e all’ascolto di Dio e della sua parola. Questo non crea una superchiesa, dove tutti sono ferventi, tutti annunciano, tutti testimoniano una superchiesa che non è mai esistita, che mai esisterà e che se esiste si chiama “setta”! Perché nella vera chiesa di Gesù Cristo i forti sostengono i deboli, e quindi i deboli ci sono, ci devono essere, devono essere considerati e sostenuti, non calpestati o estromessi. La fede affronta il dubbio, lo combatte, lo vince, ma se non ci sono dubbi non c’è fede, c’è soltanto fanatismo. Lo Spirito di Dio non crea una superchiesa, lo Spirito di Dio crea semplicemente la chiesa, cioè la comunità che riceve la parola del Signore e che le rende l’obbedienza dovuta con semplicità, con modestia, con misura di se stessa. Il grande e permanente miracolo della profezia di Gioele è che la parola del Signore continui ad essere predicata ed ascoltata, che Dio sia manifestato come vicino in tutte le lingue e a tutti i popoli del mondo.

Perché? “Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” Cioè: lo scopo è che la salvezza sia a portata. Che la salvezza sia qui. Che il Cristo che mi salva sia a portata di voce. Per questo occorrono due cose. Primo, che il Signore in cui crediamo sia un Signore libero, libero di agire in nostro favore, libero di rispondere quando lo invochiamo. E che la sua chiesa quindi sia la sua piazza e non la sua gabbia. Con la Pentecoste, la parola di Gesù crea la sua piazza. Qui siamo in piazza. La parola di Gesù è libera, si muove liberamente, comunica con chi vuole, dentro e fuori da qui. Secondo, occorre che ciascuno sia libero e si senta libero di invocarlo. E per invocarlo deve averlo conosciuto. E per conoscerlo ne deve aver sentito parlare. Quindi, più si è ascoltata e si conosce la parola del Signore, più scopriamo il Signore come vicino, fino a che è a tiro di voce, più possiamo affidarci alla sua misericordia. Io insisto sempre sull’importanza dello studio della Bibbia perché la libertà del nostro rapporto con Dio è creata dalla conoscenza e non dall’ignoranza. Devi conoscere il Dio che ti basta invocare per essere salvato. Invocare significa riconoscere. Noi abbiamo invocato la presenza del Signore non acchiappando il fantasmino dello Spirito e chiudendolo qui, ma riconoscendo quello che abbiamo conosciuto, cioè che il Creatore del mondo è il Padre di Gesù Cristo ed è nostro Padre in Gesù Cristo. Questa è la nostra salvezza; questo dobbiamo conoscere.

Adesso evitiamo di contraddire tutto. Perché a questo punto parte il fervorino d’accatto: “Noi abbiamo la parola e la dobbiamo testimoniare…” come se questo dipendesse dalla nostra volontà e dalla nostra forza. Siamo così sicuri di essere chiamati a dover “portare” la parola? “Dio non ha altre mani che le tue mani, Dio non ha altra voce che la tua voce” Vi piace? È un inno cattolico. Molto cattolico. Direi, da Controriforma! Perché Gesù invece ha detto: “Dio può far sorgere dei figli di Abramo da queste pietre”. E così l’azione dello Spirito non è una campagna elettorale, non è un contagio patologico, non è una strategia di marketing. Lui non dipende da noi. Noi dipendiamo da lui. Voglio dirvi questo: abbiamo sempre pensato che lo Spirito Santo porta a noi la parola di Dio, e noi poi la “attualizziamo” con la testimonianza, con l’azione, con la vita. No. Sbagliato. La parola di Dio è sempre attuale ed eterna allo stesso tempo. Lo Spirito non porta la parola a noi, ma lo Spirito porta noi alla parola. In principio era la parola. Non siamo portatori, siamo prima di tutto portati! Lo Spirito santo fa sì che la parola antica sia oggi verità eterna. Persuade la nostra mente e il nostro cuore a riconoscere che quello che Dio ci dice e quello che Dio ha sempre detto è giustizia, verità e misericordia. La parola di Dio è sempre vera, non ha bisogno di essere interpretata da me, da noi. È vero il contrario. Siamo noi ad avere bisogno di essere interpretati, siamo noi che abbiamo bisogno di essere letti dalla parola di Dio. Questa parola che ci dice che siamo profondamente giudicati e allo stesso tempo profondamente amati. E questo solo Dio può farlo e dirlo. E questo lo sappiamo, oggi, da Eleonora e Fabio, e insieme a loro, lo sappiamo tutti insieme.  Lo Spirito ci porta a questa parola, all’ascolto, alla fiducia in quello che Dio ci dice.

L’antica parola del profeta Gioele, che tutti gli ascoltatori già conoscevano, con lo Spirito che persuade, chiama al ravvedimento e alla fede tremila persone (Atti 2,41). Tremila come Eleonora e Fabio. E allora noi non siamo qui perché siamo ubriachi. Non siamo ubriachi di sensazioni, non siamo ubriachi di ideologie, non siamo ubriachi di pregiudizi, non siamo ubriachi di considerazione di noi stessi. Non siamo ubriachi di spocchia, di importanza, o di manie di grandezza. Non siamo ubriachi di un passato presunto glorioso. Non siamo ubriachi, non siamo illusi, non siamo sognatori ad occhi aperti. Noi siamo qui perché lo Spirito santo fa sì che noi non possiamo prescindere da quella parola antica che oggi dice a noi la verità eterna di Dio. E non c’è altro che conta. Questa è la Chiesa riformata. Eleonora e Fabio, benvenuti!

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  • Data: Maggio 23, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Atti degli Apostoli 2, 14-21