Apocalisse 21, 1-8
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"Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c'era più. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate».
E colui che siede sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». Poi mi disse: «Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere», e aggiunse: «Ogni cosa è compiuta. Io sono l'alfa e l'omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell'acqua della vita. Chi vince erediterà queste cose, io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio. Ma per i codardi, gl'increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda»."

 

Predicazione tenuta domenica 21 novembre 2021
Testo della predicazione: Apocalisse 21, 1-8
Predicatore: pastore Winfrid Pfannkuche
Per la versione audio della predicazione, clicca qui

 

Care sorelle e cari fratelli,

qui si apre il paradiso davanti a noi: un nuovo cielo e una nuova terra. Qui si aprono gli ultimi due capitoli del libro dell’Apocalisse, gli ultimi due capitoli della Bibbia: dopo il giudizio finale ed universale, si apre ora la vista sul paradiso, su un nuovo cielo e una nuova terra.

Non può che fare bene aprire una finestra, far entrare un vento nuovo nelle nostre antiche dimore, respirare aria fresca nelle nostre vecchie vite. Aprire la finestra e vedere luoghi nuovi che allargano il nostro orizzonte, la nostra mente, la nostra anima. Non può che farci bene un sorso d’acqua fresca, fra l’altro gratuito, della fonte dell’acqua della vita. Non può che farci bene una visione, quando non riusciamo a vedere oltre il presente, al quale siamo confinati. Oggi siamo prigionieri del presente.

Giovanni vive un altro confinamento (lockdown) ,è prigioniero sull’isola di Patmos, il mare lo separa dalle sue chiese riunite per il culto domenicale, esposte alle persecuzioni sotto l’imperatore romano Domiziano. Immaginatevi il clima malsano che si crea durante una persecuzione, un’aria di zolfo e fuoco: paure, chiusure, ristrettezze, codardi e bugiardi, perdita del sapore vitale, del gusto della vita, della voglia di futuro. Giovanni è in confinamento politico perché sovversivo membro di una setta ebraica che segue il maestro, anzi il Signore, il kyrios, cioè l’imperatore Gesù. Ma il presbitero efesino Giovanni non dispone ancora di internet e della piattaforma zoom, gli sono rimaste solo la penna per scrivere una lettera e la parola biblica studiata, amata, vissuta, condivisa, profondamente radicata nella sua memoria. In fondo, gli è rimasto solo Dio.

In fondo, alla creatura isolata è rimasto solo il Dio creatore che con la sua parola ha creato il cielo e la terra, diceva il primo capitolo della Genesi, il primo libro della Bibbia; e i primi due capitoli della Bibbia raccontano la creazione del cielo e della terra. L’unica volta che Dio parla nel libro dell’Apocalisse, la prima e l’ultima volta che Dio prende la parola, avviene ora: Ecco, io faccio nuove tutte le cose.

Ma se Dio fa tutto nuovo, se le cose di prima sono passate, se è veramente un nuovo cielo e una nuova terra, non possiamo vederlo, sarà diverso da tutto ciò che possiamo vedere, immaginare, sperare noi. Ogni nostra speranza, ogni nostra visione, ogni nostra parola non possono che essere un riflesso, una proiezione del vecchio cielo e della vecchia terra, delle cose di prima, del nostro dolore, del nostro grido, del nostro cordoglio e della nostra morte, riflessi e proiezioni che purtroppo, essendo peccatori, passano anche per le nostre codardie, incredulità, desideri – tutte le nostre manipolazioni e strumentalizzazioni – le nostre bugie: mai fidarsi di uno che ha delle visioni! (la travagliata storia dell’Apocalisse)

Giovanni ne è consapevole. Sa di non sapere. L’unica cosa certa, l’unica certezza che ha, è la parola di Dio che dice: Ecco, io faccio nuove tutte le cose. Queste sono le parole che deve scrivere, le parole fedeli e veritiere. Dio è il principio e la fine, l’alfa e l’omega. In fondo, il nostro futuro è Dio, e solo Dio.

Ma il Dio di cui ci parla Giovanni è colui che in Cristo muore sulla croce dicendo: è compiuto: ogni cosa è compiuta. L’unica certezza di Giovanni è la risurrezione: Ecco, io faccio nuove tutte le cose. «Risurrezione» come sapete significa semplicemente «alzarsi»: la parola «risurrezione» è una metafora. Quindi, la certezza della risurrezione include la consapevolezza di non sapere: è qualcosa di completamente nuovo, mai visto, salvo in Gesù Cristo. Perciò se ne può parlare solo in metafore, parabole, poesie, visioni, immaginazioni, musica, arte. La visione di Giovanni, sì, sono riflessi e proiezioni radicate nel vecchio cielo e nella vecchia terra, sono riflessi e proiezioni della parola biblica: della creazione, del patto di Dio con il suo popolo che si apre a tutti i popoli, della promessa profetica della Gerusalemme celeste, della Bibbia ebraica, letta alla luce del Cristo morto e risorto per salvare il mondo – per fare nuove tutte le cose, ecco.

Di questo Giovanni è consapevole. Sa di non sapere. Ma Giovanni, prigioniero isolato confinato, è un uomo libero: sa dipingere, cantare, immaginare, aprire la mente, l’anima, il cuore, sprigionare le forze che le parole bibliche hanno seminato dentro di lui. Sa di non sapere. Ma anche che il suo orizzonte, la sua prospettiva, il suo futuro non è la morte, ma la risurrezione, la sua vita è legata a quella di Gesù Cristo, sempre e ovunque, in presenza o a distanza, in compagnia e in solitudine, in ampi spazi e possibilità, ma anche confinato in pochi metri quadri.

Da buon figlio della vecchia terra e del vecchio cielo che sa di non sapere, nella sua visione di un nuovo cielo e di una nuova terra, la prima cosa che vede non è quel che c’è, ma quel che non c’è più. Non c’è più il mare. Poi non ci saranno più morte, cordoglio, grido e dolore. Non ci saranno più codardi, increduli, abominevoli, omicidi, fornicatori, stregoni, idolatri, bugiardi. Più avanti, veniamo a sapere che non ci sarà più nessun tempio e, infine, nemmeno più il sole, perché la luce sarà Dio stesso, anzi, il legame, lo sposalizio con Dio che sarà tutto e in tutti.

A qualcuno rincresce forse la scomparsa del sole, era bello; a qualcun altro anche quella del tempio. Senz’altro siamo tutti d’accordo che il male non ci sarà più, ma il mare… per il mare ci dispiace doverlo lasciare tra le cose passate.

È chiaro che Giovanni non parla del mare delle nostre vacanze, ma del mare che lo separa dalla comunione con i fratelli e le sorelle in Turchia. Il mare è la potenza minacciosa, il caos primordiale del primo capitolo della Bibbia. Il mare del grido disperato: «where is my baby?», forse ricordate la mamma disperata di Yussef e dei tanti altri, di quel mare Mediterraneo cimitero, il confine più violento e sanguinoso del mondo, quel mare non c’è più. Il potente annuncio della visione di Giovanni: e il mare non c’era più, caccia la paura delle potenze minacciose e caotiche. La predicazione della risurrezione, la voce di oltretomba: Ecco, io faccio nuove tutte le cose dà prospettiva, forza e determinazione al lavoro apparentemente disperato dei soccorritori, e non lascia scampo a codardi, omicidi e bugiardi.

La visione di Giovanni non è la proiezione di un mondo migliore, come lo vogliamo noi, ma è radicata nella parola biblica. Giovanni non sogna un ritorno alla natura, a un paradiso naturalistico. In positivo vede la città. La città santa, non moralmente, pia, pura e bigotta, ma diversa, altra. Non come la vogliamo noi, secondo le nostre proiezioni politiche, utopiche, di una civiltà perfetta, non la città ideale, ma santa. Perché non ideata, progettata e costruita dall’uomo, ma una città che scende dal cielo, come una sposa. Qui fa tutto Dio, qui l’unica cosa che conta è l’essere con Dio e l’essere di Dio con noi. La relazione con Dio, l’essere totalmente suo.

Con Dio ce la dobbiamo vedere, fin da ora. Perché il nostro futuro è Dio. Il legame con Dio, la relazione con Dio, la comunione con Dio. Fin da ora. Ce la dobbiamo vedere con colui che dice: Ecco, io faccio nuove tutte le cose. Che non vuol dire che noi dobbiamo fare tutte le cose nuove. Appunto perché è Dio, e solo Dio, a farle nuove. Sarebbe voler fare senza Dio, se volessimo fare nuove tutte le cose noi. E poi: noi non possiamo fare nuovo nulla, sarà sempre solo il vecchio che finge di essere nuovo, che si spaccia, come tutte le cose che si vogliono vendere, per una novità. Ma, alla fine, il saggio Ecclesiaste ci ricorda che non c’è nulla di nuovo sotto il sole.

Ma vivere fin d’ora con questo Dio non significa neanche chiudersi nei nostri focolai e affezionarsi al proprio odore di zolfo, al proprio confinamento, accontentandoci dei bei panorami dei nostri splendidi isolamenti.

Non siamo senza prospettiva, non siamo senza futuro. Non siamo senza qualcuno che ci desidera, che ci vuole, che ci vuole con sé.

Per ora solo una parola. Solo una visione. Solo una poesia, un canto. Sola Scrittura, sola fede. Ma noi confidiamo in questa parola, in questa visione, in questa prospettiva. Poi vedremo. Un giorno vedremo faccia a faccia.

Potrei confidare in altre parole e visioni. Per ora non so distinguere con precisione chi è codardo, stregone e bugiardo, e chi non lo è.

Semplicemente, di chi ha detto: è compiuto morendo alla croce, di colui che dice: Ecco, io faccio nuove tutte le cose, mi fido. Non ciecamente, ma con una visione biblica sempre nuova, fresca, santa, proprio quando rischiamo di sprofondare nel caos primordiale, apre una finestra sul paradiso. E fa entrare quello Spirito con cui Dio ha creato ogni cosa e ha risuscitato Gesù dai morti, e che oggi ci dice: le cose vecchie sono passate. Ecco io faccio nuove tutte le cose.

Dettagli
  • Data: Novembre 21, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Apocalisse 21, 1-8