Apocalisse 15, 2-4
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"E vidi come un mare di vetro mescolato con fuoco e sul mare di vetro quelli che avevano ottenuto vittoria sulla bestia e sulla sua immagine e sul numero del suo nome. Essi stavano in piedi, avevano delle arpe di Dio, e cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello, dicendo: «Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore, Dio onnipotente; giuste e veritiere sono le tue vie, o Re delle nazioni. Chi non temerà, o Signore, e chi non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei santo; e tutte le nazioni verranno e adoreranno davanti a te, perché i tuoi giudizi sono stati manifestati»."

 

Predicazione tenuta domenica 2 maggio 2021

Testo della predicazione: Apocalisse 15, 2-4

Predicatore: pastore Emanuele Fiume

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“Apocalisse” significa “rivelazione”. Rivelazione dell’opera di salvezza di Dio in favore della sua chiesa.  E questa salvezza in questo libro non viene descritta con un discorso di Storia o di filosofia, come avremmo fatto noi, ma con una grande, curata e complessa liturgia – non striminzita come è la nostra, una liturgia ampia e solenne come quelle della chiesa ortodossa d’oriente – e sullo sfondo degli effetti speciali alla “Guerre stellari”. E in questo punto, dopo le sofferenze patite dalla chiesa fedele, il coro dei credenti inaugura la liturgia del giudizio contro la bestia, contro la prostituta Babilonia e infine contro Satana e contro il male.

Quale Dio viene cantato nell’Apocalisse? Il Dio dei testimoni, il Dio di Gesù Cristo, il Dio di tutti i popoli.

Chi sono i coristi dell’Apocalisse? Sono i credenti che non si sono piegati all’adorazione della bestia, cioè alla potenza assoluta dell’impero romano. Sono quelli che hanno patito emarginazione e persecuzione per restare fedeli a Cristo. Questi sono i veri credenti. Non si può essere veri credenti senza mai averne pagato un prezzo. Il numero simbolico di 144000, 12 x 12 x 1000, cioè il quadrato del numero delle tribù di Israele (che nel nuovo patto si estendono a tutti i popoli della terra) moltiplicato per mille, il numero simbolo dell’infinito. Quindi i 144000 sono tutti i membri fedeli della chiesa di Gesù Cristo e non, come pensano i testimoni di Geova, una élite di supercredenti. Tutti i fedeli di Cristo sono radunati in questo coro che galleggia sul mare di vetro mescolato col fuoco: la purificazione, il giudizio. Sullo sfondo di questo mare cristallino e ribollente, l’atto del giudizio ha inizio con il canto della chiesa. Dio non usa il canto perfetto dei suoi angeli, ma qui, in questo punto della storia della salvezza, è necessario che sia il canto umano, imperfetto e talvolta anche stonato della chiesa ad annunciare l’azione di Dio, quell’azione ultima che porta a compimento la promessa del suo regno.

Il contenuto del cantico dei credenti è la lode per il Signore, che ha manifestato le sue opere. Non viene lodata un’idea di Dio, o un principio morale; la lode è rivolta al Signore che si è fatto conoscere mediante le sue opere. Nella fattispecie, la redenzione in Cristo e la preservazione dei credenti dalla distruzione. La chiesa loda il Dio che la fa esistere e resistere contro ogni difficoltà e persecuzione. Soprattutto Dio viene lodato perché la sua parola si compie, la promessa del giudizio e della redenzione del mondo viene portata a effetto. I suoi giudizi vengono manifestati nella sua perseveranza verso gli umili, contro tutte le potenze della terra, contro l’impero romano, i suoi tribunali, i suoi eserciti e i suoi dei. Contro la più grande potenza della storia dell’umanità occidentale, l’impero di Roma. E lì la chiesa di Gesù Cristo – che non è ancora quella delle cattedrali, ma ancora quella delle stamberghe – la chiesa di Gesù Cristo annuncia il compimento della parola del Signore. Il giudizio storico di Dio annienterà la Babilonia romana, questa spugna violenta e raffinata di ogni filosofia, di ogni cultura e di ogni religione. Questa salvezza realizzata nella storia e proclamata per la fine della storia è il motivo concreto della lode dei credenti.

Questa lode non è limitata a un gruppo particolare, ma tutti i popoli della terra sono invitati ad unirsi. La lode per la misericordia di Dio unisce, è autenticamente ecumenica. Dio è il re delle nazioni, cioè dei popoli pagani, dei popoli non ebrei. E dai pagani si fa conoscere, riconoscere, mostra loro i suoi giudizi, a loro dona la conoscenza della sua parola. Perciò la chiesa dei martiri, la chiesa del coro dell’Apocalisse è profeticamente ecumenica. Dio ha donato a tanti la conoscenza dei suoi giudizi, e ora chiama tutti presso il suo trono. Tutti. E in questo senso ogni culto e ogni predicazione autenticamente evangelica sono ecumenici, nel senso che sono rivolti a tutti e sono un invito a unirsi alla lode non del dio dei protestanti, ma del Dio di tutti i popoli. Questa non è una scelta, ma una necessità. Un canto unito per un cristianesimo intero. Cioè siamo noi i veri cattolici! E lo siamo senza papa! Siamo noi perché volgiamo cercare di vivere una dimensione completa, aperta , universale e globale (questo voleva dire l’aggettivo “cattolico” prima che qualcuno ci mettesse sopra il suo cappello). La completezza e l’universalità del messaggio cristiano. La Bibbia invita a lodare, invita tutti quelli che hanno conosciuto la misericordia di Dio a cantare assieme a noi e noi assieme a loro.

Oggi la nostra chiesa non è perseguitata, qui,è perseguitata in Cina, è perseguitata in Corea del Nord, qui noi non siamo scossi e impauriti dalla violenza dell’avversario. Ma siamo ancora legati al cardine di questo brano, e questo cardine è il canto. Non il canto per passare il tempo; il canto che rende lode e testimonianza al Signore. Il canto è la forma più alta e più partecipata di preghiera collettiva, ed è anche quello che suscita le maggiori reazioni contrarie. Agli ugonotti francesi il re sole vietò di cantare i loro salmi, com’era il primo inno che abbiamo cantato, e questo divieto era il preludio del divieto della fede evangelica in Francia. Negli anni Cinquanta del Novecento, settant’anni fa, solerti marescialli dei carabinieri arrestavano i valdesi in Ciociaria perché cantavano nelle riunioni di evangelizzazione all’aperto. Quindi per l’Italia clericale del dopoguerra il canto evangelico era ancora sinonimo di sedizione. Ma perché nelle nostre chiese si canta? Allora, io ve lo spiego così. Il canto è parola raddoppiata. Si può cantare senza parlare (o senza pregare) e si può parlare (o pregare) senza cantare. Se cantiamo e parliamo, o preghiamo, facciamo due cose in una, e anche l’effetto è moltiplicato. Prega due volte chi canta bene (Agostino). Il canto non è solo un’emissione di voce. Nel canto è in gioco il nostro respiro, la nostra anima, più che con la parola. Ed è un incontro. Ci si incontra su un tono, su una melodia, due voci si incontrano e si fondono. Ultimo elemento, nel canto dei credenti c’è qualcosa di misterioso che io non sono ancora riuscito a decifrare. Da più di trent’anni mi occupo musica nella chiesa, ho suonato, ho diretto cori, ho scritto, tradotto e parafrasato inni. Ogni volta che sento una chiesa cantare - anche non musicalmente bene, ma almeno senza sciatteria spirituale - ogni volta che sento una chiesa che canta e sa quello che sta facendo, c’è un valore aggiunto di testimonianza, c’è la consapevolezza di essere davanti al trono di Dio e di manifestare la sua gloria e la sua vittoria. Quello che non mi dà un coro di professionisti, per quanto bravo. La rivelazione spirituale che non mi dà la Gächinger Kantorei di Stoccarda me la può dare un gruppo di otto persone perlopiù anziane che cantano un inno in una cucina. Il canto della fede è una rivelazione biblica nel senso che rivela la presenza della chiesa davanti al trono del suo Salvatore. Lo rivela perché così è nella Scrittura, lo rivela con un modo che chiama, che invita, che apre. Per questo il canto colpisce chi si avvicina a noi, e anche per questo il canto è il miglior termometro spirituale di una chiesa evangelica. Se il canto è sciatto, pigro o sguaiato, allora nella chiesa c’è sicuramente qualcosa che non va. Se il canto è unito, fraterno, comunitario, allora la chiesa è spiritualmente tonica, zelante e testimoniante. Il canto comunitario è la grande confessione di lode e di fede che rendiamo a Dio davanti al mondo, invitando tutte le voci dei popoli a unirsi a noi.E questo qui è possibile farlo, anche in due lingue. Ed è bello.

“Apocalisse”, cioè “rivelazione”. E nel libro dell’Apocalisse c’è questo canto dei credenti perché il canto è rivelazione della vittoria e della gloria di Dio. Tutti i credenti cantano, tanti o pochi non importa, cantano perché hanno vinto. E hanno vinto perché ha vinto Gesù Cristo.

 

 

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  • Data: Maggio 2, 2021
  • Testi:
  • Passaggio: Apocalisse 15, 2-4